Andy Luotto (attore e chef)
Scalea (Cosenza) 6.7.2025
Intervista di Gianfranco
Gramola
“Se venisse il Papa nel mio locale gli
farei un dolce americano che è la
classica torta di mele, l’Apple Pie e poi vorrei fargli assaggiare i miei
spaghetti al pomodoro. Roba da leccarsi i baffi”
Andy Luotto, all’anagrafe André Paul
Luotto, è nato a New York il 30 luglio 1950. Si è laureato nel 1972
all'Università di Boston in cinematografia e negli anni seguenti ha
lavorato come doppiatore in alcuni film italiani distribuiti negli Stati
Uniti. Scoperto da Renzo Arbore in un mercatino rionale, ha partecipato ad
alcuni programmi di successo fra cui, per la Rai, L'altra domenica (1976) e
Quelli della notte (1985). Nel 1983
è regista ed interprete principale del film: Grunt! - La clava è uguale per
tutti. Nel decennio 1979-1989 ha intrapreso anche la carriera di cantante,
pubblicando due album (L.P. nel 1985 e To be tubi del 1989) e cinque singoli.
Per qualche anno si allontana dall'industria dello spettacolo, lavorando come
istruttore subacqueo e uomo immagine per WWF. Nel 1995 tornò sul piccolo
schermo, precisamente a Odeon TV, partecipando al programma Oh... sesso!. Da
anni lavora come chef nel suo ristorante.
Intervista
Come hai conosciuto Renzo Arbore?
Una Tv mi ha fatto un ripresa per una
trasmissione privata. Io facevo l’ambulante e vendevo buste di plastica per
l’immondizia, scolapasta e scopini. Lui pensava che fosse uno sketch, invece
stavo veramente sbarcando il lunario perché avevo bisogno di soldi per vivere.
Lui mi ha rintracciato, mi ha telefonato dicendo: “Ma tu sei un comico?”. E
io: “Ma come ti permetti?” e con questa battuta siamo diventati amici e mi
ha chiesto di fare televisione con lui.
La passione per il mondo dello spettacolo
ti è sempre appartenuta? Ti piaceva andare in TV?
Si, ma non era nei miei piani. Io ho due
lauree, una in sociologia e una in comunicazione. La televisione è arrivata per
vie misteriose, tramite Renzo Arbore. A me però piace la diretta, non quelle
trasmissioni registrate.
I tuoi genitori che futuro avevano in
mente per te?
Non lo so. Mamma era una scienziata e mio
padre curava il doppiaggio e i sotto titoli del miglior cinema italiano francese
per il mercato anglofono. In passato ho fatto anch’io il doppiatore in lingua
inglese ed ero la voce inglese di Giancarlo Giannini, Enrico Montesano, Massimo
Troisi, Michele Placido e tanti altri. Poi la televisione è andata bene e
sinceramente non me l’aspettavo. Ma la mia vera indole è quello che sto
facendo adesso, cioè il cuoco. Io ho fatto la scuola alberghiera di Civita
Castellana e mi sono diplomato.
La passione per la cucina l’hai
ereditata da mamma o da papà?
L’ho ereditata da una signora che si
chiamava Maria Illuminati, che era la governante di casa Luotto. Quando sono
arrivato in Italia io mangiavo in
cucina con lei e proprio lei mi ha trasmesso la passione per la cucina
insegnandomi la “scarpetta”.

Come ricordi la gavetta? Hai fatto il
lavapiatti come tanti o ti hanno messo subito ai fornelli?
Mentre facevo la scuola alberghiera è
cominciata la televisione, quindi per me è stato più facile entrare nelle
cucine importanti. Non ho fatto il lavapiatti, ma stavo a preparare gli
antipasti, i primi e i secondi. Quello che erano più difficili per me erano i
primi.
Cosa ne pensi del talent di cucina che
abbondano in TV?
Troppa roba. Stanno rovinando il mondo
gastronomico italiano, perché i ragazzi che vengono a fare gli stage da me,
pensano di fare qualsiasi cosa, ma poi non sanno pulire bene le verdure, pulire
il pesce, mondare la carne, sanno fare poco e niente. Vogliono fare come quello
che vedono in Tv pensando che sia tutto facile.
Un aggettivo per descrivere la tua cucina?
Semplice e gustosa. Io seguo le istruzioni
dall’alto per prima cosa. Vivendo in Italia ed essendo un meridionalista per
natura, è facile, perché la grande luce, quello che sta sopra di noi, che poi
ognuno lo chiama come vuole, Dio o Allah, ti dice quando le cose sono pronte.
Poi siamo benedetti con il più grande prodotto del mondo che è l’olio extra
vergine d’oliva. Basta seguire le stagioni, le tradizioni, perché puoi essere
innovativo quanto vuoi, ma vivi in Italia e ti devi sempre far ispirare dalle
tradizioni, sempre. Puoi reinventare la parmigiana, però devi capire bene la
parmigiana. Puoi reinventare un risotto però prima devi conoscere bene le
regole di un buon risotto. Il mio piatto preferito è gli spaghetti al pomodoro,
che una volta che ho imparato a fare di dovere, ora lo interpreto a modo mio.
Ho letto che non ti piacciono gli chef
stellati.
Non è che non mi piacciono, mangi benissimo
da loro, però quando esci dal locale, dopo aver pagato un sacco di soldi, non
ti ricordi niente. I loro piatti arrivano tiepidi perché è troppo lunga la
preparazione.
Richiede più fantasia un antipasto, un
primo o un secondo?
Chi lo sa? Hai lasciato fuori i dolci
(risata). La fantasia va bene in tutto, in qualsiasi prodotto della cucina.

Qual è la magia del cibo?
La magia del cibo è che ti devi rendere
conto che sono notizie specifiche, indicazioni che noi abbiamo dall’alto, come
ti dicevo prima. Perché fare da mangiare è un atto d’amore. E anche servire,
che non significa essere servi, servire bene e far da mangiare bene, vuol dire
essere altruista e quindi vuol dire che vuoi bene al prossimo. Secondo me si
potrebbero risolvere tantissimi problemi internazionali a tavola, con la cucina,
specialmente con la cucina italiana, perché in mezzo c’è la grande
tradizione, la grande luce della cucina italiana e c’è un messaggio d’amore
nel cibo italiano.
Quali sono gli errori più frequenti in
cucina?
L’errore più terribile è l'uso
dell’olio di oliva extra vergine, cioè usare olio cattivo. L’olio extra
vergine d’oliva costa e bisogna usare quello buono, l’olio a 5 euro non
esiste, non è possibile, non si può fare e non è buono. Quando esci da un
ristorante e hai male allo stomaco, è perché l’olio non era buono o ne è
stato usato troppo, oppure perché hanno sbagliato la temperatura. Bisognerebbe
fare dei corsi specifici, anche sull’uso dell’olio. Altra cosa è che la
gente al giorno d’oggi mangia troppo senza pensare a quello che sta mangiando.
Dico una cosa che sembra buffa ma io ai ragazzi che insegno
a scuola dico sempre che ogni piatto deve avere l’effetto “UAM”. Se
il piatto esce bello tu fai “UUU”, poi se ha un buon profumo tu fai
“AAA” e se è buono tu fai “MMM”, ecco l’effetto UAM. Oggi come oggi
spesso lavoro cercando di fare un buon piatto seguendo le regole dell’UAM. Ma
la gente neanche guarda il piatto e butta giù ed è un peccato perché si sta
diseducando al cibo, che in Italia il cibo è tradizione, è la nostra storia,
la nostra bellezza, dal nord al sud. E’ il piacere della gola, del palato e
non bisogna tralasciare il sevizio, perché bisogna avere una tavola
apparecchiata bene, bisogna mangiare bene perché il cibo è uno dei piaceri
della vita.
È vero che hai una cinquantina di
tatuaggi che descrivono prodotti alimentari?
Io ho più di 50 tatuaggi di solo cose da
mangiare, pane, cicoria, agrumi, caciocavalli, salame, ecc…
Se venisse il Papa nel tuo locale, cosa
gli prepareresti?
Te lo dico subito, perché è già in
programma. Lui è americano, quindi gli farei un dolce
americano che è la classica torta di mele, l’Apple Pie. Siccome dovrei
avere una specie di udienza dal Papa, gli vorrei proporre questa torta di mele.
Poi vorrei fargli assaggiare i miei spaghetti al pomodoro. Roba da leccarsi i
baffi.

Qual è la tendenza del momento? Le mezze
porzioni?
No, poi dipende. Se nella comanda che arriva
in cucina vedi che il cliente ha ordinato un menù intero, spesso non ce la fa a
finirlo tutto il menù intero, allora invece di dargli una porzione di pasta da
100 grammi, gliela faccio da 80 grammi, così affronta il secondo senza essere
quasi sazio con la pasta. Se invece prende solo il primo, puoi dargli una
porzione di pasta da 110 grammi. Ma questo va tutto pensato, perché fa parte
del servizio. Il cliente va servito bene e il servizio non significa solo come
si comporta il cameriere, ma va anche alla preparazione in cucina.
Quando ti vedremo in TV?
In settembre su Rai2. Avrò uno spazio in una
trasmissione che si chiama “Porta Magica”. Per 15 minuti posso sbizzarrirmi
tra pentole e fornelli.
Il tuo prossimo libro?
Lo sto facendo Gianfranco e l’editore è
veramente arrabbiato perché l’avrei dovuto consegnare un anno fa e mi sta
richiedendo indietro l’anticipo che mi ha dato (risata). Io finché scrivo
libri di cucina va tutto bene, ma mi avevano chiesto un romanzo e ora sto solo a
metà.
Oltre al lavoro, curi delle passioni nella
vita?
Si, coltivare la bellezza, che si trova in
qualsiasi forma della vita. Bellezza e felicità, anche nei momenti più
difficili. Io ho perso mamma due mesi fa e sapendo com’era mia madre, anche al
suo funerale sono riuscito a trovare bellezza e felicità. Bisogna
sempre andare alla ricerca della contentezza e rendere contenti gli
altri. Quando lascerò questo mondo, voglio lasciarlo con il sorriso, sperando
di regalare un sorriso anche agli altri.