Antonio Cabrini (ex calciatore)                      Milano 1.10.2026

                          Intervista di Gianfranco Gramola

“L’allenatore a cui ero molto legato è stato Bearzot. Lui era come un padre per i giocatori”

 

Contatti cabro57@yahoo.it

Antonio Cabrini è nato a Cremona l’8 ottobre 1957. Esordì alla Cremonese in serie C a soli 16 anni, squadra della sua città; inizialmente come ala, poi Nolli, allenatore degli allievi cambia il suo ruolo. In questi anni gioca assieme ad altri ragazzi che arriveranno in serie A; tra questi vi sono De Gradi, Azzali, Gozzoli, Malgioglio e Cesare Prandelli, che Antonio considererà sempre come un fratello. Quando arriva alla Juventus ha 19 anni e il tocco del fuoriclasse. E’ l’inizio di una grande avventura e di un grandissimo impegno che non è più venuto meno.

Carriera, gol e imprese:

Nella sua carriera agonistica vince tutto: oltre al Mondiale 1982, sei scudetti, due Coppa Italia, una Coppa Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea e un Mondialito per Club.

Ha iniziato a giocare nella Cremonese in serie C (1973/1974): due campionati, 29 partite 2 goal.
Nel 1975-76 passa all’Atalanta, in serie B. gioca 35 partite e segna un goal contro il Piacenza
Arriva alla Juventus nel 1976. Il primo anno gioca 7 partite e segna un goal.
Il debutto in serie A avviene il 13 febbraio 1977 in Juventus-Lazio 2-0.
Diventa titolare al terzo anno: 440 presenze 53 goal.
Cabrini gioca nella Juventus fino al 1989, anno in cui passa al Bologna raggiungendo con questa squadra la qualificazione in coppa Uefa. Termina la sua carriera nel 1991.
Disputò 3 campionati del mondo 10 volte con la fascia da capitano.
In Nazionale debutta il 2 giugno 1978 ai campionati del Mondo in Argentina a Mar del Plata Italia-Francia 2/1.
Diventa Campione del mondo in Spagna nel 1982 segnando il goal contro l’Argentina di Maradona.
Gioca la sua ultima partita in Azzurro nell’ottobre del 1987 dopo aver disputato il terzo mondiale in Messico.
In nazionale ha disputato 73 presenze e 9 goal che lo rendono il difensore più prolifico nella storia degli Azzurri.
Candidato più volte al pallone d’oro si classificò terzo nel 1978 dove fu considerato il miglior giovane difensore del mondiale.
Nel 2000 dopo aver gestito brillantemente per anni le scuole calcio della Juventus intraprende la carriera di Allenatore.
Allena l’Arezzo in serie C(2000), poi il Crotone (2001) e il Pisa (2004). Nella stagione 2005-2006 siede sulla panchina del Novara in serie B.
Nel 2007 divenne CT della Nazionale di calcio della Siria.
Nel 2012 fino al 2017 è stato alla guida della Nazionale Italiana di calcio femminile donando visibilità ed esperienza a tutto il movimento.

Ha detto:

- La Fede è dentro di me. Su Dio mi sono posto alcune domande e non ho ricevuto risposte chiare. So che Dio è sempre dalla parte del giusto. Dio ha sempre ragione.

- Sono un lettore di gialli e il sogno è quello di emulare Giorgio Faletti. Lui non era mica uno scrittore, però ha fatto il botto.

- Della mia infanzia ricordo la libertà. So giocava nell’aia dalla mattina alla sera, nessuno aveva paura di niente. Adesso se un bambino si allontana di qualche metro, scatta il panico.

- Una mia debolezza? Risotto alla milanese con zafferano e una spolverata di liquirizia e poi tortelli di zucca.

Curiosità

Ha aperto un centro di padel con Cesare Prandelli e fa incontri motivazionali con manager delle multinazionali.

C'è stata un'epoca in cui Antonio Cabrini era il “Fidanzato d'Italia” e riceveva migliaia di lettere dalle sue ammiratrici e la mamma rispondeva con pazienza alle fan. A casa ha ancora dei sacchi di lettere da aprire.

Il celebre giornalista Gianni Brera lo ribattezzò “Il Bell'Antonio” per la sua avvenenza fisica, che lo rese un vero e proprio sex symbol negli anni '70 e '80.

Nell’83 fu protagonista insieme alla sua famiglia (compresi i genitori) di un famosissimo carosello per i biscotti Pavesi dal titolo “Amici del mattino. Ore 8 in casa Cabrini”.

Intervista

Da poco è iniziato il campionato di calcio. Una tua prima impressione?

Sono sempre le solite squadre, il Milan, l’Inter, la Juve, la Roma, la Lazio e il Napoli. Ci sono un paio di squadre da tenere d’occhio, come il Como che ha fatto molto bene negli ultimi due anni e ora è in campo internazionale. E’ una squadra che ha già acquisito valore.

Con quali calciatori di riferimento sei cresciuto?    

Pierino Prati, però io non ho cercato di imitare nessuno. Prati aveva uno stile unico quando giocava, un po’ atipico.

I tuoi genitori che futuro avevano in mente per te?

Di fare l’agricoltore. Lui era un proprietario terriero.

In famiglia per chi tifavano? Seguivano un po’ il calcio?

No, non glie ne fregava nemmeno. Erano altri tempi.

Come ricordi il debutto come professionista in pubblico?

E’ stato con la Cremonese contro l’Empoli, nel 1974.

Tu hai giocato a calcio con Prandelli. Che era il più bravo?

Avevamo due ruoli completamente diversi, lui era bravo nel suo ruolo e io nel mio. Abbiamo giocato insieme nella Cremonese e nella Juventus e siamo sempre stati legati da una profonda amicizia.

Una volta c’era la regola dei tre stranieri per squadra, ora non c’è più e i ragazzi italiani faticano ad emergere. Cosa ne pensi?  

Questo è un problema che esiste da parecchi anni nel campionato italiano e non riescono a risolvere.

L’allenatore a cui sei stato molto affezionato?

Io ho avuto allenatori che hanno sempre dato molto a livello umano. Quello a cui ero molto legato è stato Bearzot. Lui era come un padre per i giocatori.

Un tuo ricordo di Trapattoni e Boniperti?

Due grandi personaggi. Hanno portato la maglia bianco nera ad altissimi livelli. Trapattoni è stato quello che mi ha lanciato nella Juve e mi ha allenato per dieci anni in cui abbiamo avuto grandissimi successi. Boniperti era uno che pretendeva il massimo dai giocatori e considerava il secondo posto un fallimento.

E Gaetano Scirea?

Un grande uomo e soprattutto un grande amico. Con lui ho giocato nella Juventus e in nazionale.

Quando giocavi seguivi delle diete particolari?

No, mangiavo normale, come tutti i giorni. Cose semplici, genuine, buone.

Un tuo ricordo di Paolo Rossi?

Un grandissimo amico, un ragazzo buono e fantastico. Per dieci anni, nei ritiri,  abbiamo condiviso la stessa stanza.

Cosa ne pensi dei giocatori troppo pagati e delle squadre sempre più indebitate?

Non è questione del pagamento dei giocatori, quella è solo una parte delle problematiche delle società calcistiche.

Come difensore hai marcato Bruno Conti ma anche Maradona o sbaglio?

Io non ho mai marcato Maradona. Bruno Conti è stato un grandissimo calciatore, soprattutto, che mi metteva sempre in difficoltà.

Negli stadi per chi batte il tuo cuore?

Per nessuno, perché non vado più allo stadio e perché non mi interessa più.

Hai perso passione per il calcio?

Non mi interessa più Gianfranco e non mi piace più.

All’interno delle squadre in cui giocavi, hai notato rivalità fra giocatori?

Questa è normalità nelle squadre di calcio. Ma la rivalità interna è uno stimolo per crescere, mai un fattore divisivo.

Hai partecipato all’Isola dei famosi. Il reality era una tua ambizione?

No, è capitato che me l’hanno proposto e potevo farlo perché era il tempo giusto perchè ero libero.

Lo rifaresti?

No, è stata un’esperienza e come si dice “uno basta e avanza”. Non rinnego l’Isola dei famosi perché ho mostrato come sono come uomo, non come ex campione, un uomo tranquillo che odia le polemiche e le cattiverie.

Hai mai lavorato per beneficenza, per solidarietà?

Si, parecchie volte. Metto spesso la mia notorietà al servizio di cause sociali e umanitarie e no profit.

A parte il calcio che come hai detto non segui più, segui altri sport?

Seguo altri sport sicuramente perché mi diverto di più, soprattutto quando ci sono gare importanti. Mi piace giocare a padel.

Hai dei rimpianti?

Assolutamente no.

Ora di cosa ti occupi?

Insieme a Cesare Prandelli gestiamo il nostro centro di padel, il Cremona Pala Padel, e poi faccio le mie convention per varie aziende come spiz.