Cristina
Seymandi (imprenditrice)
Torino
28.5.2025
Intervista di Gianfranco Gramola
“Sono
contenta di aver scritto questo libro, il mio primo e forse unico libro. In
questa breve riflessione che ho voluto restituire della mia vita, c'è tanto di
chi ho incontrato in molte esperienze che hanno caratterizzato il mio cammino
fin qui. Questo libro lo dedico a chi, nonostante tutto, vive in modo autentico
le proprie scelte, rispettando innanzitutto se stesso”
Cristina
Seymandi è nata il 28 giugno 1976 a Torino, figlia di un rinomato
commercialista di Torino la Seymandi ha una laurea magistrale in Lettere
moderne. Ha coltivato a lungo due passioni parallele: politica e imprenditoria.
Si è avvicinata al M5S, entrando nello staff dell'allora sindaca Chiara
Appendino. Poi è stata allontanata dall'ala più radicale dei grillini e ha
deciso di passare nella squadra del candidato civico di centrodestra, Paolo
Damilano. Candidatasi alle elezioni comunali, ha ottenuto solo 318 preferenze,
non riuscendo ad essere eletta. In campagna elettorale, Damilano aveva detto
che, in caso di vittoria, l’avrebbe nominata vicesindaco, ma ha perso le
elezioni al ballottaggio contro il candidato di centrosinistra Stefano Lo Russo.
Una volta chiusa la parentesi politica, Seymandi si è dedicata
all'imprenditoria, tra l’impegno manageriale nell’azienda metalmeccanica
di cui è vice presidente e altri incarichi professionali è volontaria
in numerose associazioni..
Intervista
Com’è
nata l’idea di questo libro e perché hai voluto raccontarti?
Il libro
nasce in seguito all’evento che tutti conoscono e dopo quell’evento mi hanno
scritto tantissime persone, tralascio i detrattori e la questione degli insulti
per riprenderla più avanti nell’intervista, però molti sono stati oggetto,
in dimensione più piccole, di atteggiamenti di questo tipo, cioè di bullismo,
cyberbullismo e sono stati messi all’angolo per vicende private. Vedendo la
mia reazione mi hanno chiesto come fossi riuscita a tenere botta a questa
situazione. Da lì nasce l’idea del libro.
C’è un
messaggio che vuoi trasmettere con il tuo libro?
Il libro
nasce proprio per trasmettere il mio atteggiamento che è azione e pratica di un
pensiero, che è quella per cui nella vita ciascuno di noi è responsabile per
se stesso. Non deve rendere conto a nessuno, perché nessuno si può permettere
di giudicare a priori senza sapere la vita di qualcun altro. Quindi fieri del
proprio pensiero, dei propri sogni, dei propri progetti bisogna andare avanti
fregandosene del giudizio degli altri.
Il libro
sta avendo molto successo. Come te lo spieghi? Curiosità, interesse verso la
tua storia?
Io penso
semplicemente che ci sono tante persone che purtroppo, in questo mondo, hanno
problemi legati a una questione di
affermarsi come donne e hanno visto in me la reazione di una donna strutturata e
quindi un comportamento da seguire, tralasciando qualsiasi giudizio personale,
ma tutta la mia vita è stata una continua conquista, un cadere e poi rialzarsi.
E quindi molte donne hanno riconosciuto in me quel coraggio che magari loro
stesse non hanno avuto. Mi hanno preso non so se come esempio, ma come una
persona che nonostante le tante difficoltà è riuscita a riprendersi, io sono
una persona comune come tante altre, che comunque ha sempre mantenuto il sorriso
ed è sempre andata avanti.
Dopo il
video show del luglio 2023, hai ricevuto molti messaggi di solidarietà, ma
anche di insulti. Il messaggio che ti ha fatto più male?
I messaggi
che mi hanno fatto male, per i quali io ho fatto la mia battaglia nonostante il
P.M. abbia deciso di archiviare le mie denunce agli insulti, ma che poi grazie a
Dio l’ho fatto, sostenuta dai miei avvocati, è assurdo che nel 2025 vengano
ancora attribuiti alle donne degli epiteti assolutamente sessisti e a questi
epiteti ci deve essere un cambio culturale. Infatti il GIP poi ha rigettato la
richiesta di archiviazione da parte del P.M. e questa è la sentenza che ha
cambiato la giurisprudenza, perché ha riconosciuto gli insulti sessisti, cioè
fatti a me in quanto donna. Esattamente come il femminicidio riconosciuto come
un omicidio fatto per una donna, in quando donna. Esattamente lo stesso schema
è stato riconosciuto ai miei insulti e questo da un lato mi ha fatto piacere
perché significa che d’ora innanzi quando un uomo insulta una donna
verbalmente o scrivendole certi epiteti che sono riservati solo alle donne, può
essere perseguito. Dall'altro lato è ovvio che mi ha fatto molto dispiacere che
è ingiusto che ci sia a priori questo concetto delle donne.
Il
proverbio dice: “I panni sporchi si lavano in famiglia”. Perché è mancato
il dialogo con il tuo uomo?
Non è una
cosa che riguarda solo me. La maggior parte delle coppie oggi giorno purtroppo
vivono delle vite veloci come è veloce la nostra vita, quindi alla fine sono più
gli argomenti che riguardano l’organizzazione della famiglia, della casa,
delle cose piuttosto di dire: “Come stai? Stai bene, stai male” e del nostro
aspetto sentimentale. Ma questo riguarda anche noi stessi, il nostro dialogo
interiore, perché molto spesso non ci interroghiamo, non ci fermiamo dicendo:
“Ma sto facendo la cosa giusta? Sto bene? E’ la mia strada questa?”. Ma
siamo presi da un vortice continuo e questo vortice riguarda anche le relazioni
sentimentali.
Questo
libro è un racconto di rinascita, di crescita e di libertà. Ti sei anche
sfogata?
Mi sono
levata qualche sassolino nel senso che tutte le persone che in quel momento
mi avevano giudicata un po’ come una nulla facente, che cercava il
partito d’oro, leggendo il mio libro si sono resi conto che questo era un
pregiudizio nei miei confronti e che era totalmente lontano dalla mia persona e
da quello che io sono. Senza nulla togliere a chi decide di sposarsi, di fare la
moglie, di fare la madre, di non lavorare, ognuno ha la propria vita, il proprio
desiderio, il proprio sogno di felicità. Detto questo, a me è stato additato
come un comportamento negativo e che comunque non corrisponde alla realtà perché
è da quando ho 21 anni che mi mantengo.

E’ vero
che parte del ricavato della vendita del libro la darai in beneficenza?
Si, parte del
mio ricavato del libro andrà al Telefono Rosa nazionale.
Com’è
il tuo rapporto con questa associazione?
Essendo una
donna e vivendo in questo secolo mi rendo conto
benissimo della piaga che affligge le donne nei maltrattamenti e nelle
violenze che leggiamo nei fatti di cronaca e in continuazione e da sempre
mi sono adoperata verso progetti che lasciassero alle donne la possibilità di
una emancipazione psicologica, una emancipazione finanziaria. Il telefono
dell’associazione Telefono Rosa esiste dal
1988 e promuove non solo la tutela delle donne nel senso di protezione,
ma anche nei percorsi di emancipazione lavorativa professionale. Per questo
motivo ho abbracciato i loro progetti e destinato loro parte del ricavato del
mio libro.
Ne
approfitto per parlare del tuo lavoro. Come si diventa imprenditori o meglio
come sei entrata nel mondo della imprenditoria?
Nel mio libro
viene raccontata la mia prima esperienza come imprenditrice, che è stata quella
di inventarmi la prima brioche vegana in Italia. Si diventa imprenditrice o
imprenditore, non faccio tanta distinzione fra uomo e donna, per il semplice
motivo che dobbiamo lavorare per
vivere, quindi bisogna ingegnarsi soprattutto in questi anni dove il lavoro è
veramente poco, quindi bisogna ingegnarsi a trovare cose nuove e poi ci sono i
sogni e le ambizioni, che sono due motori che muovono il cervello e ti portano
poi tanto entusiasmo, tanta passione e tanta abnegazione e questi sono gli
ingredienti per poter diventare degli imprenditori.
Le doti
che deve avere un buon imprenditore?
Le doti che
oggigiorno deve avere la leadership sta nel fatto che debba considerare non il
fatto di comandare un gruppo di lavoro, ma di cercare di creare delle
interdipendenze, cioè tutti quanti hanno un ruolo che ognuno riesce a
valorizzare al meglio e quindi riconoscere nelle persone i valori e i talenti.
Non vince uno solo, ma vince la squadra.
Il futuro
dell’Italia lo guardi con serenità o preoccupazione?
Io credo che
l’Italia abbia mille talenti sia per quanto riguarda i talenti proprio umani,
nel senso che abbiamo delle università fantastiche. Io vivo a Torino e mi viene
in mente il politecnico di Torino che è una delle migliori università al
mondo. Abbiamo dei giovani volenterosi e talentuosi. Credo che manchi però una
capacità da parte della politica di intrattenere questi ragazzi, di inserirli e
di creare delle vere politiche di lavoro. Questo riguarda anche il fatto di non
farsi mangiare dalla competizione spicciola e da attività che sicuramente hanno
una qualità molto inferiore, parlo anche delle nostre produzioni agricole.
Rispetto al resto del mondo sicuramente noi abbiamo delle capacità e delle
esperienze migliori di molti altri. Purtroppo a volte non abbiamo i giusti
sostegni per portare avanti questi progetti.
Com’è
nata la passione per la politica?
Io sono
sempre stata una civil servant, quindi ho sempre guardato agli altri, alla
collettività e quindi con una certa responsabilità nel ruolo, nella comunità
in cui vivo. Per me la politica è sempre qualcosa al servizio dei cittadini,
non il contrario e questo lo
dimostro nelle numerose associazioni di volontariato in cui sono inserita. E’
chiaro che un ruolo politico può fare molto.

I tuoi
politici di riferimento chi sono stati?
Questo è
praticamente impossibile stabilirlo, nel senso che ci sono stati tantissimi
politici nel passato come De Gasperi, però da qualunque parte li guardi,
a seconda da che lato uno decida di guardare le loro azioni, possano essere
interpretate sia positivamente che negativamente. E’ molto difficile definirne
uno di riferimento.
Un
imprenditore deve fare anche politica o meglio l’imprenditoria va a braccetto
con la politica?
L’imprenditoria
deve essere di supporto alla politica. Le figure politiche, cioè quelle che
decidono quelle misure economiche a cui dovranno far fronte la parte
imprenditoriale, devono avere un dialogo continuo e a passo con i tempi,
altrimenti diventa una impossibilità
di dialogo. E’ necessario proprio
uno stretto dialogo tra imprenditori e politica affinché uno sia performante
per l’altro.
Con il tuo
lavoro guadagni bene. I soldi preferisci guadagnarli o spenderli? Hai le mani
bucate?
I soldi che
mi piacciono di più sono quelli che guadagno io (risata). Non ho le mani bucate
perché essendomi mantenuta dagli studi in avanti, quindi da 20 anni in su, ho
imparato a fare una certa economia di casa.
Qual è il
segreto del tuo successo?
A parte che
non saprei dire se sono una persona di successo, diciamo una persona serena,
indipendentemente da qualunque cosa capiti, sto in piedi. Questo è dovuto al
fatto che durante la mia vita ho sempre cercato di equilibrare la parte
professionale lavorativa con la vita
privata, quindi i miei affetti, mia figlia, i miei amici. Ho sempre cercato di
equilibrare le due cose e penso che questo sia il segreto per avere una stabilità
e una serenità.
In Italia
abbiamo tante brave imprenditrici. E’ un passo verso la parità?
Abbiamo tante
brave imprenditrici ma dobbiamo ancora fare grandi passi perché solo il 15 per
cento delle donne fanno parte dei CDA e solo il 5 per cento sono all’interno
di società quotate. Il 54 per cento delle donne ha un conto intestato, il
restante evidentemente no. C’è ancora bisogno di molta ma molta emancipazione
dal punto di vista finanziario delle donne, basti dire che il 20 per cento delle
donne con il primo figlio smette di lavorare. Abbiamo ancora bisogno di
strumenti da parte della politica e da parte di tutti gli imprenditori a
sostegno delle donne madri affinché possano lavorare e cercare dei lavori che a
livello con la parità dell’uomo, abbiano lo stesso tipo di salario.
Quali sono
i tuoi obiettivi per il futuro?
I miei
progetti per il futuro sono dei sogni ancora da realizzare, sia a livello
politico e di collettività, sia come imprenditrice che spero di poter
realizzare presto e poi quello di vedere mia figlia realizzata nel mondo del
lavoro. Adesso fa la maturità e inizia l’università. Come donna e come
imprenditrice.
Magari più
avanti erediterà il posto della mamma.
(risata) Non
lo so perché lei si è iscritta ad
ingegneria aerospaziale. Ai miei tempi non c’era questo, quindi non so cosa
farà.