Francesco Graziani (ex calciatore e opinionista
televisivo) Arezzo 9.9.2026
Intervista di Gianfranco
Gramola
“Oggi il calcio è più veloce, più rapido, meno tecnico
e forse meno divertente. Tutti vanno a cento all’ora. E’ cambiato il mondo,
quindi è inevitabile che anche il calcio avesse una evoluzione diversa”

Francesco Graziani, detto Ciccio è nato a Subiaco il
16 dicembre 1952. Inizia nel Bettini Quadraro, successivamente passa all’Arezzo
e poi al Torino nel 1973 dove vanta 122 gol totali nel Torino. Con la società
granata Graziani esordì in Serie A il 18 novembre 1973 contro la Sampdoria e vi
rimase per otto stagioni, vincendo
lo scudetto nella stagione 1975-1976. Nel
1981 lasciò i colori granata e raggiunse la Fiorentina dove militò per due
stagioni. Nel 1983 fu ingaggiato dalla Roma,
e vinse due Coppe
Italia nelle edizioni 1983-1984 e
1985-1986 e nel 1984 fece la finale della Coppa dei Campioni. Dopo due stagioni
nell’Udinese e una breve apparizione nel campionato australiano chiuse
l’attività agonistica nel 1988. Graziani ha collezionato molte partite nella
nazionale italiana: 64 partite con 23 gol. Inoltre partecipò al campionato del
mondo nel 1978 in Argentina, e vinse il campionato del mondo 1982 in Spagna,
giocando tutte le partite come esterno sinistro d’attacco. Al termine della
carriera, è stato dirigente di società e anche allenatore calcistico.
Attualmente è un apprezzato commentatore televisivo.
Ha detto:
- A Roma andavo dal macellaio, dal fruttivendolo, a
fare una passeggiata in via Veneto, ogni tanto mi chiedevano un autografo ma
niente di che e in ritiro a Brunico giocavo a carte con i tifosi dell’hotel. I
calciatori oggi non si godono niente, stanno sempre chiusi in camera, soli.
- Superstizioso no, però non volevo che le mie scarpe
da gioco venissero spazzolate e pulite dai magazzinieri, volevo farlo io, perché
io con le scarpe ci parlavo “non fate scherzi, non mi tradite, dobbiamo buttarla
dentro”.
- Il sesso prima delle partite ai miei tempi era
proibito. Durante i mondiali del 1978 mi fu permesso di incontrare mia moglie
solo per prendere un aperitivo al bar dell’hotel.
- Recito il Padre Nostro e l’Ave Maria tutte le sere
prima di andare a dormire. Pregare purifica l’anima, ti fa andare a dormire più
sereno.
Curiosità
- Sposato con Susanna Governini, hanno due figli:
Gabriele e Valentina.
- Il papà Antonio faceva il muratore e la mamma
Annunziata faceva le pulizie in uno studio medico.
- A 12 anni faceva l’aiuto imbianchino e d'estate
scartavetrava persiane e cancelli. Tra i vari lavori fatti, ha imbiancato le
pareti dell’autoscuola del papà di Gina Lollobrigida.
- Da sempre gli piace giocare a carte.
- Nella sua esperienza a
Torino viene da sempre ricordato con il suo compagno di squadra Paolo Pulici,
con il quale formava la coppia dei gemelli del gol, per quante reti segnavano
insieme.
- Ciccio" Graziani ha
provato a scendere in campo in politica. Candidato nel 1994 con Forza Italia al
Senato, non riuscì a essere eletto nel collegio di Arezzo.

Intervista
Quando è nata la tua passione per il calcio?
Da quando ero in pancia della mia mamma.
I tuoi genitori che futuro avevano in mente per te?
Io sono andato via da casa che avevo 16 anni e ho
cominciato a giocare a calcio e la mia passione era quella, Quando andavo a
scuola, gran parte del pomeriggio lo passavo giocando a pallone. A 16 anni
speravo che la passione del calcio diventasse una professione che è poi quello
che è successo.
In famiglia per chi tifavano?
Mia mamma e mio papà non sapevano neanche che
esistesse il calcio. Mio fratello e alcuni miei nipoti sono laziali ma la
maggior parte dei parenti sono romanisti.
Con quali giocatori di riferimento sei cresciuto? Chi
era il tuo idolo?
Giorgio Chinaglia che giocava nella Lazio.
Con quale allenatore ti sei trovato meglio?
Con Gigi Radice, che ha fatto l’allenatore ai tempi
dello scudetto del Torino nella stagione 1975/76.
Negli spogliatoi, come vi comportavate? Si litigava o
si discuteva della partita?
In maniera educata prima di tutto, rispettosa e fare
sempre squadra, perché il calcio è un gioco di squadra. Tant’è vero che dicevamo
sempre che il singolo fa vincere la partita, ma la squadra fa vincere il
campionato. Per cui negli spogliatoi ci deve essere rispetto, educazione,
coinvolgimento, passione e discutere degli obiettivi che una squadra intende
raggiungere.
Quando giocavi seguivi una dieta particolare?
No, assolutamente no, io mangiavo di tutto. Anche
perché ci dicevano di mangiare di tutto.
In campo si gioca di più con il cuore, il talento o
l’intelligenza?
Con tutte e tre.
Un tuo ricordo di Paolo Rossi?
Con Paolo avevo un ottimo rapporto. Non abbiamo mai
giocato insieme in una squadra di club. Abbiamo giocato tante volte insieme in
nazionale ed eravamo molto complementari. Lui più veloce, più rapido, più
intuitivo e io un po’ più forte fisicamente, un po’ più forte nel gioco aereo.
Ci contemplavamo e questa era la cosa più bella.

In una partita vincere è l’unica cosa che conta?
No, quando si è professionisti l’unica cosa che conta
è cercare di vincere la partita. Però a volte si può essere soddisfatti anche
quando si gioca una bella partita, sia singolarmente sia in squadra, e magari
non si è premiati dal risultato, ma si è premiati dalla prestazione. Il calcio è
fatto di episodi, di momenti. Io ero più felice con me stesso attraverso una
sconfitta dove ho giocato bene che a volte dopo una vittoria dove ho giocato
male. La gratificazione arriva sempre dal lavoro che tu fai.
Cosa insegna lo sport?
Ti insegna le regole di vita, la disciplina e i
sacrifici.
Che ricordi hai di Roma, della squadra in cui hai
giocato?
Ho un ricordo meraviglioso, perché c’era un
coinvolgimento tra città, squadra e tifoseria fantastico. Io ho avuto la fortuna
di giocare in una grande Roma, mai polemiche, mai contestazioni, mai casini,
quindi un rapporto bellissimo. Non credo a Roma di aver mai pagato un caffè in
vita mia (risata).
Dove vivevi a Roma?
Ho vissuto all’Eur dal 1983 e il 1986, anche perché da
lì al Trigoria bastava un quarto d’ora. Quello è un quartiere molto amato e
comodo per i giocatori della Roma.
Hai mai giocato per solidarietà?
Si, come no. Dopo che ho smesso di giocare ho giocato
tante partite per beneficenza a favore di chi nella vita è stato molto meno
fortunato di noi. Quindi è stato un piacere in quel periodo poter mettere a
disposizione la propria immagine per scopi benefici.
Come vedi il calcio di oggi rispetto a quello dei tuoi
tempi?
Sono cambiati i tempi, sono cambiate le metodologie di
lavoro, è cambiato l’abbigliamento sportivo, l’alimentazione. Oggi il calcio è
più veloce, più rapido, meno tecnico e forse meno divertente. Tutti vanno a
cento all’ora. E’ cambiato il mondo, quindi è inevitabile che anche il calcio
avesse una evoluzione diversa. A me diverte molto anche questo calcio in alcuni
momenti, però chissà perché sono molto più legato al mio calcio dove il talento
era per lo spettatore la giusta misura per pagare il biglietto.

Cosa ne pensi dei super stipendi dei calciatori?
Non ho mai fatto riferimenti a questo. Ognuno nel suo
periodo ha guadagnato bene rispetto alla normalità. E’ chiaro che oggi ci sono
delle situazioni che sono esagerate nel contesto in cui viviamo, però vedo che
in tutti gli sport si sono arricchiti con il tempo. Ai miei tempi i
pallavolisti, i velocisti, i ciclisti non guadagnavano le cifre che prendono
oggi, è tutto rapportato al cambiamento dei tempi.
Oltre al calcio segui altri sport?
Li seguo tutti. Quando ci sono le olimpiadi ci sono
degli sport che sono straordinari, per esempio il curling è spettacolare, anche
se non conosco le regole.
Ti piace il padel?
No, il padel non mi rimane simpatico. Il tennis si,
mi piace molto e sono più per il tennis che per il padel.
Guardando indietro come valuti la tua carriera?
Ripensandoci, avrei potuto fare qualcosa di più, però
non rimpiango nulla.