Gigi Magni  ( regista )           Venezia 20.2.2000 -   Roma 3.3 .2003

                                       intervista di  Gianfranco Gramola

Regista e scrittore di musical e film storici su Roma

                                                                                                                
                                                                                                                                     
Credo che tutti conoscano Gigi Magni, regista, scrittore e profondo conoscitore di cose romane. Nato a Roma il 21 marzo del 1928, Magni ha girato molti film sulla storia di Roma. Il primo fu Nell'anno del Signore ('69) con la coppia Sordi - Manfredi poi In nome dei Papa-re ('77), Arrivano i bersaglieri ('80), '0 re ('88), il televisivo Il generale ('86) e In nome del popolo sovrano ('90), film ambientato nella Roma repubblicana del 1849. Molto bella è la sua Tosca in versione romanesca. Per il teatro va ricordato I sette re di Roma da lui scritto e magistralmente interpretato da quel mostro di bravura ch'è Gigi Projetti. Come scrittore ha pubblicato due romanzi. Cecilio ('77) che racconta di un aspirante santo che "studia" da lebbroso per farsi benvolere dal Signore, e Nemici d'infanzia ('90) ambientato a Roma occupata dai nazisti, e che parla di un colpo di fulmine tra adolescenti. 

ha detto:

- La Dolce Vita? Per i residenti non tanto Dolce Vita, che passavano la notte a rotolarsi sul letti  senza riuscire a prendere sonno, perché torturati dai rumori e dagli schiamazzi.

- Mi sento un  superstite in questa battaglia per salvare la romanità.

- Oggi la Capitale è lumacona, sudata, puzzolente e disperata ma conserva ancora tracce dell'antica civiltà.

- Dov'è finita Roma? E' stata fatta fuori. Ingoiata dalle macchine e dai motorini. I tetti? Una marea di antenne, tubi, lamiere, depuratori d'aria. Sembra Cape Canaveral.

- Una volta Alberto Sordi mi disse:" Tu quanno mori, ce voi annà in Paradiso?". Risposi:" E a me che me ne frega?": Mi guardò severamente e poi aggiunse:" Peggio per te!".

curiosità

- Nel 2008 ha ricevuto il David di Donatello alla carriera per celebrare i suoi 80 anni e i 40 di attività come regista.

- E' sposato con la costumista veneziana Lucia Mirisola.

- Luigi Magni è considerato il re del cinema romano.

- Nel 2009 ha pubblicato per la casa editrice Marsilio “Lucina. L’indecente soprano nella Roma del papa Re”.

intervista

Ho incontrato il regista romano a Venezia, nelle sua bella casa che s'affaccia sul Canal Grande e poi più avanti sotto casa sua, in via del Babuino a Roma. Ecco una sintesi della nostra chiacchierata su Roma.

In quale quartiere sei nato?

Beh, intanto non sono nato in un quartiere. Sai che Roma era di 14 rioni e i quartieri vennero dopo cioè con la costruzione della capitale, dopo il '70. lo sono nato a via Giulia, quindi nel rione Regola. Mia madre era di vicolo Savelli e mio padre di Porta Pia. lo sono molto legato a quella che una volta chiamavano Roma. Era quella... non c'erano altre Rome intorno.

Quando vuoi fare una passeggiata, che via o zona prediligi?

Guarda, adesso sto in via dei Babuino, quindi tra piazza dei Popolo e piazza di Spagna. Fare una passeggiata oggi a Roma è quasi un'impresa disperata, perché viviamo assediati dalle automobili. Le strade sono ridotte a sentieri impraticabili perché bisogna farsi strada tra una macchina ferma, una che sta in doppia fila, una che sta a spina, i motorini che quasi t'ammazzano. Le passeggiate a Roma sono nei ricordi del tempo passato.

C'è una Roma che ami ricordare con un po' di nostalgia?

Sai, io fondamentalmente non sono un nostalgico, anche perché credo che la nostalgia sia un sentimento reazionario. Semmai la memoria, la memoria è fondamentale, è importante conservare. Mi ricordo, sì, una Roma con una vita diversa. Era una Roma quasi di paese perché Roma era una città assediata dalla palude e confinante con la palude e con l'Agro, detto anche deserto ... era la campagna romana, molto simile anche geograficamente ad una savana. E quindi una città chiusa in sé, una città popolata di fantasmi e di ruderi. lo sono nato in una Roma che ancora aveva un milione di abitanti. Nell'ultimo censimento dei '38 eravamo un milione compreso i contorni, come si chiamavano all'epoca, non dintorni. Insomma una vita, appunto, chiusa nei rioni e quartieri. C'era gente che viveva a Ponte e non era mai andata a Prati. Quando uno cambiava casa e si trasferiva appunto nei quartieri perché sentiva l'esigenza dell'ascensore, dei termosifone e di queste cosiddette comodità moderne, si diceva a Roma: "Ma 'ndo vai ad abità ? - Uh, a' lo sprofonno!" Lo sprofondo era una località che indicava tutto ... si diceva anche " a casa del diavolo" perché voleva dire un posto lontanissimo. Oggi ci si va a piedi ma una volta era così, era una vita chiusa in quattro strade... non si andava molto lontano.

Ma a Roma si fa cultura?

No! No, anche perché la cultura non si fa per decreto legge, non si fa per iniziative di assessori. La cultura fondamentale della città ormai è solo ed esclusivamente quella politica. Da quando Roma è diventata Capitale, è diventata il centro del potere. Quindi Roma è un centro di affari più o meno sporchi, più o meno puliti, legati alla politica. Roma è stata amministrata pessimamente soprattutto in questi ultimi 50 anni ( non che prima sia stata amministrata meglio ). Tra sindaci governatori della città, dall'Unità ad oggi, a parte quando c'era il Senato di pontificia memoria, abbiamo solo il ricordo di Ernesto Nathan, che è stato l'unico sindaco degno di memoria.

Pregi e difetti dei romani superstiti?

Difetti molti, tanti ... l'unico pregio è quello che in genere viene frainteso e viene considerato un atteggiamento di distacco e cioè il famoso menefreghismo. E' sempre male interpretato. Non è disinteresse, ma consapevolezza che è successo tutto e questo lo disse con una frase molto semplice Fiorenzo Fiorentini un giorno, " Noi nun è che semo qualunquisti, noi sapemo sempre come va a finì." Il che è un'altra cosa, cioè consapevolezza forse di 27 secoli che sono passati tra le rive di questa pozzanghera che è il Tevere.



Cosa ti fa amare così tanto Roma?

Niente, non lo so! Neanche per il fatto di esserci nato. lo racconto spesso l'aneddoto di Tornwaldsen, scultore danese, che amava dire: "lo sono nato il giorno che sono arrivato a Roma, prima non esistevo". E lo scultore festeggiava il suo compleanno non il giorno in cui era nato ma dal giorno che era arrivato a Roma. Roma è stata amata da persone di tanti paesi diversi. Qui si incontrano dei personaggi stranissimi che stanno ringabbiati, come troviamo dei romani, nati a Roma, che vivono nel più assoluto disinteresse e potrebbero benissimo vivere a Berlino o a Singapore che sarebbe la stessa cosa. Roma è un sentimento, crede di avertelo già detto prima. O ce l'hai o non ce l'hai. Non è neanche la suggestione storica del passato, perché allora diventa tutto retorico. E' un posto dove è bello stare, dove uno pensa che è bello vivere e che è bello esserci sepolti.

C'è un monumento che se potessi butteresti giù molto volentieri?

Ma io dico che se uno vuole assumere un atteggiamento non dico neroniano ma di bonificatore, sicuramente ci sarebbero tantissime cose da buttare giù. Tutti gli abusivi della via Appia, per esempio. Quando mai si farà questo famoso parco, che se ne parla da una vita, che va da piazza Venezia a Cecilia Metella. Lì c'è da distruggere molto a cominciare dalla via dell'Impero che è una delle cose più assurde e più lunare che sia stata fatta, solo per l'isolamento del Colosseo e l'unione ideale tra il Colosseo e palazzo Venezia dove c'era quello lì che pensava per tutti e aveva sempre ragione. Anche perché l'arteria di quella via ha coperto i Fori che sono rimasti uno di qua e uno di là. I romani costruivano i Fori uno attaccato all'altro. Ora con questa via abbiamo il Foro di Cesare da una parte e quello di Augusto dall'altro lato della strada. Voglio dire che sarebbe ora di dare dignità archeologica a tutta questa zona. Voglio anche aggiungere che tutti questi manufatti che sono poi il frutto di operazioni scellerate, di speculazioni forsennate, che sono state fatte in questi 50 anni, dovrebbero essere demoliti.

Gigi, se il governo avesse sede a Milano, Roma verrebbe più amata?

Ma Roma è detestata non in quanto Roma, in quanto Colosseo o in quanto cittadini romani inconsapevoli, ma è detestata proprio perché è il centro dei potere. In quanto è detestabile il potere centrale, il potere che opprime peggio che fosse una tirannide perché lo è stata. Questa democrazia mutilata ha avuto molte più caratteristiche tiranniche che democratiche. E' detestata proprio perché rappresenta il potere, il potere che però è italiano, perché a Roma i Ministeri, i Parlamenti, i Senati sono stati fatti dagli italiani non dai romani. Se la Capitale fosse rimasta a Firenze o fosse andata a Napoli o fosse stata portata lì dove si parlava di Capitale Morale e che poi abbiamo scoperto che era anche immorale, sarebbero detestati i napoletani; i fiorentini, i milanesi, come rappresentanti del potere centrale. Ma non è un discorso limitato a noi altri poveri romani che non c'entriamo per niente.

C'è un consiglio che vorresti dare al primo cittadino di Roma e ai turisti?

Al primo cittadino di Roma già l'ho dato e cioè non avere nessun progetto, sentire i cittadini e andare incontro alle loro esigenze. Sempre con l'idea di bonificare quello che c'è. Questo sarebbe già un grandissimo risultato. Il turista posso solamente invitarlo alla pazienza, perché certamente lo spettacolo che offre Roma di sé a chi arriva da lontano, oggi, non solo è deludente ma anche mortificante.

Tu hai descritto molto bene Pasquino “La voce satirica più maldicente di Roma” in tanti tuoi film. Ma chi è il Pasquino dei giorni nostri?

No! Non c’è più, non esiste. C’è uno che ci prova a fare della satira, delle poesie ma è tutt’altra cosa. Poi i Pasquini della storia erano tutti ispirati. In molti casi Pasquino era una voce di casa, cioè erano proprio dei sacerdoti, dei cardinali che facevano un autocritica e tiravano le pezze al Papa che aveva un padrone, che era signore cioè un  sovrano che rompeva “i cojoni” e volevano che facesse il Papa e basta. Invece oggi queste satire diventano barzellette . Quelle che senti in televisione è una satira non paragonabile a quella di Pasquino,  anche perché le statue parlanti di Roma avevano una forza morale.