Italo Cucci (giornalista, saggista)                Pantelleria 8.9.2026

                          Intervista di Gianfranco Gramola

“Il premio Padre Pio? È un importante riconoscimento annuale. Mi è stato assegnato anche perché fra i miei avi c’è il Beato Matteo da Bascio fondatore dei Frati Cappuccini. Padre Pio era cappuccino”

 

 Italo Cucci è nato a Sassocorvaro, nel Montefeltro, nel 1939, e cresciuto nella Rimini di Fellini, dove ha iniziato la sua avventura giornalistica nel 1958 con il settimanale “La Provincia”. Più tardi ha collaborato ad alcuni settimanali della Capitale (Lo Specchio, Il Meridiano, Qui Italia, la Folla, Reporter) diventando infine giornalista professionista nel 1963 al Resto del Carlino/Stadio. Non è dottore. Allievo di Gianni Brera, Severo Boschi, Aldo Bardelli e Enzo Biagi, ha insegnato per un ventennio giornalismo sportivo alla Libera Università delle Scienze Sociali (LUISS) di Roma, Sociologia della comunicazione sportiva alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, collaborando anche all’Università La Sapienza di Roma, all’Università della Regione Siciliana di Palermo, all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, all’Università Italiana d’Istria, all’Università di Gorizia, a quella della Calabria e alla LUMSA di Roma. Fa parte delle giurìe del Premio Prisco e del “Beppe Viola” entrambe presiedute da Sergio Zavoli, e da trent’anni è nella giuria del Premio Sport-Civiltà della benemerita Associazione Veterani dello Sport. È componente della Commissione d’esami dell’Ordine dei Giornalisti. Ha diretto i giornali in cui è stato redattore. Prima il “Guerin Sportivo” (tre volte) che ha rinnovato dal ’75 portandolo al massimo storico della diffusione; poi “Il Corriere dello Sport-Stadio” (due volte), e il “Quotidiano Nazionale” che raccoglie le testate di “Nazione”, “Giorno” e “Resto del Carlino”, il quotidiano in cui ha mosso i primi passi. Ha diretto anche il mensile “Master” e il settimanale “Autosprint”. Ha collaborato con Pupi Avati alla sceneggiatura del film “Ultimo Minuto” con Ugo Tognazzi. Ha vinto come d’uso molti ma ricorda in particolare un giovanile Premio Ussi e il “Dino Ferrari” assegnatogli da Pietro Barilla e Enzo Ferrari, col quale ha avuto un lungo rapporto d’amicizia. Ha scritto numerose biografie di campioni ( l’ultima “Il mondo di Giacomo Bulgarelli”) storie dei Mondiali di Calcio (ne ha raccontati dieci da inviato)e tre libri, il romanzo “Minuto per minuto”, l’autobiografia professionale “Un nemico al giorno” e “Tribuna Stampa – Storia critica del giornalismo sportivo”(con Ivo Germano) che raccoglie l’esperienza ultradecennale d’insegnamento alla Scuola di Giornalismo della LUISS. Ha tenuto a battesimo decine di giornalisti, molti dei quali diventati Direttori e Grandi Firme. Oggi è Direttore Editoriale dell’Agenzia di Stampa Italpress, scrive per numerosi quotidiani e periodici e dirige il mensile “Primato”. È antico collaboratore della Rai, Radio Televisione Italiana, come commentatore sportivo e non solo. Si autodefinisce ( dal 1975!) “direttore operaio”. 

Intervista

Mi racconta com’è nata la sua passione per il giornalismo?

Un collega un giorno ha detto: per uno che vuol fare il giornalista è più importante saper leggere che saper scrivere. Nel 1944 - avevo 5 anni - eravamo sfollati in Romagna, sulla Linea Gotica, e uno dei miei fratelli trovò copie del Corriere dei Piccoli e della Domenica del Corriere: giorno dopo giorno mi insegnò a leggere. Finita la guerra continuai con i quotidiani veri. Il Carlino e Stadio. A 10 anni cominciai a scrivere per la scuola, a 16  per un giornale locale, a 19 mi iscrissi all’Albo dei Giornalisti.

I suoi genitori che futuro avevano in mente per lei?

Avvocato. Nello studio di famiglia.

Come ricorda la gavetta e di quale settore si occupava? (sport, politica, attualità)

Sono nato cronista.

Con quali giornalisti di riferimento è cresciuto? Chi sono stati i suoi maestri?

Flaminio Mainardi e Sergio Zavoli a Rimini, Alberto Rognoni e Gianni Brera a Milano, Severo Boschi e Enzo Biagi a Bologna.

E’ stato assunto al Resto del Carlino da Giovanni Spadolini. Che ricordo ha di lui?

Pessimo. Era un intellettuale profondo e vanesio. Mi mandò a Stadio. Un giorno mi disse che aveva fatto la mia fortuna. È forse vero lo spunto, ma la fortuna me la sono fatta da solo. Lavorando.

Parlando di sport, chi sono stati i suoi idoli nel ciclismo? Chi invece l’ha deluso?

Gino Bartali, da campione a amico. Gli ho anche voluto bene. Come a Giacomo Bulgarelli. Cantai la gloria di Pantani, il doping mi mortificò.

Ha raccontato 10 mondiali di calcio. Qual è stato quello che l’ha emozionato di più?

Quello del 1982. La storia racconta che l’abbiamo vinto con Bearzot in tre, Baretti di Tuttosport.  Amatucci di Avvenire e io.

Da poco è iniziato il campionato di calcio. Le sue prime impressioni?

Unico a pronosticare il Como da scudetto sto vedendo che non è impossibile.

Un allenatore che le piace molto?

Silvio Baldini

Un suo ricordo di Maradona, Berlusconi, Enzo Biagi e Paolo Rossi.

Ho incontrato Diego a Buenos Aires con Trapattoni e Radice nel 1981, l’ho visto al Sarriá nel 1982, l’ho intervistato - primo italiano - nel 1984. Ho avuto un ottimo rapporto personale con il Cavaliere. Biagi è stato mio direttore. A Paolino ho dedicato una copertina del Guerin Sportivo quando giocava a Vicenza e non ne parlava nessuno.

Lei ha ricevuto parecchi riconoscimenti. Uno a cui tiene molto?

Il Premio Dino Ferrari, consegnatomi dal Drake.

E’ vero che ha ricevuto anche il premio Padre Pio? In quale occasione?

È un importante riconoscimento annuale. Mi è stato assegnato anche perché fra i miei avi c’è il Beato Matteo da Bascio fondatore dei Frati Cappuccini. Padre Pio era cappuccino.

Parlando di giornalismo, quali sono le doti che deve avere un buon giornalista?

Curiosità, buona cultura e voglia di lavorare.

Com’è cambiato il giornalismo dai suoi inizi ad oggi?

Irriconoscibile. Noi eravamo il Quarto Potere. 

Nel mondo del giornalismo ci lavorano molte donne. E’  un passo verso la parità?

Nei ruoli più popolari hanno superato i maschi. Non so se c’entri con la crisi. Io ho lanciato la prima giornalista sportiva, Rosanna Marani.

Come giornalista lei pensa di essere più amato o invidiato?

Preferisco rispettato.

Nel giornalismo oltre al talento e la passione, quanto conta l'istinto?

Accompagnato dal coraggio è una dote eccellente.

Per motivi di lavoro si è spostato in varie città. Una città a cui è molto legato, dove ha lasciato un pezzo di cuore?

Bologna la nuit

Quando è venuto la prima volta a Pantelleria e come ricorda l'impatto?

Luglio 1989. Fantasticamente selvaggia.

Pantelleria cos’ha di magico da farla innamorare e mettere le radici e ricevere poi la cittadinanza onoraria?

Come quel detto romagnolo (io sono di Rimini ) “a Pantelleria c’è tutto quello che manca ai Caraibi”.

Abitanti famosi che girando per l’isola e a Pantelleria?

Tanti. Per loro fortuna non li disturba nessuno. Buon conoscente di Armani e di Carole Bouquet, mi hanno divertito Sting e Madonna.

Pantelleria è un posto terapeutico?

L’ho definita la clinica del cuore e della mente. Meriterebbe essere riconosciuta come straordinaria isola termale.

Ad un ragazzo che si avvicina al giornalismo, che consigli darebbe?

Se non se la sente di lavorare tutta la vita meglio dedicarsi ad altro.

Un domani come vorrebbe essere ricordato?

Italo Cucci direttore del Guerin Sportivo.