Laura Magli (giornalista e conduttrice)
Cologno Monzese 14.5.2025
Intervista di Gianfranco
Gramola
"Un tesoro chiamato Fede", un libro
per avvicinare i bambini alla Fede
Laura Magli è nata a Brescia il 2 ottobre
1981. Esordisce a Rete Brescia Rtb Newtork nel 2005 in un format sportivo ideato
da Marino Bartoletti che ricalcava “Quelli che il calcio” (insieme a
un’esordiente Nadia Toffa), occupandosi e conducendo trasmissioni dedicate
alla salute e alla sana alimentazione. Nel 2009 passa a Telecolor Primarete
Lombardia e nel 2011 approda a Mediaset dove è inviata per programmi targati
Videonews, tra cui Mattino 5, Matrix, Quinta Colonna e Pomeriggio 5. Nel 2024
pubblica il suo primo libro “Un tesoro chiamato Fede”. Piccolo saggio per
cacciatori di felicità della casa editrice Scorpione. E’ moglie di Luca e
mamma di Ginevra e Ludovico
Intervista
Alla domanda che fanno ai
bambini: “Cosa vuoi fare da grande?”, tu cosa rispondevi?
Io dicevo che volevo fare l’attrice e
recitare in teatro. Il mio massimo sogno era quello di calcare le scene, essere
un’attrice di teatro.
E la passione per il giornalismo com’è
nata?
E’ nata per caso. Io volevo fare
l’attrice di teatro, ma soprattutto di musical e per questo ho fatto dei corsi
e delle scuole di teatro e di canto. La mia insegnante di canto, poiché lei
doveva cantare ad un matrimonio ma non poteva esserci quel giorno, ha chiesto a
me se potevo sostituirla. Lì ho conosciuto il tastierista con cui lei andava a
fare questi eventi, che mi disse: “Ma perché non fai televisione?”.
All’epoca non c’era tutto quell’exploit di giornaliste in televisione.
Erano i tempi di “Passaparola” dove una ragazza al massimo poteva fare la
letterina. C’era Simona Ventura che conduceva “L’isola dei famosi”.
Erano i tempo in cui eri o una
conduttrice super affermata oppure dovevi fare la valletta. Ed era una
dimensione che al momento non mi interessava, io amavo recitare. Però il
tastierista insisteva nel dire che mi vedrebbe molto bene in televisione. Lui
prese una serie di mie foto, che ha preso dai casting che facevo per il teatro,
e le mandò a delle televisioni locali bresciane. Rispose Rete Brescia che mi
convocò per un provino e mi presero immediatamente per partecipare ad una
trasmissione che si chiamava “Calcio Sprint” che era una trasmissione ideata
da Marino Bartoletti, che era molto amico dell’allora presidente di Rete
Brescia, che era una sorta di “Quelli del calcio”, in cui c’erano una
serie di ragazzi e ragazze che seguivano la telecronaca del Milan, quella del
Brescia, ecc… e c’erano degli stacchetti musicali. Io seguivo la telecronaca
del Milan, perché venendo dal teatro, sapevo parlare. Diciamo che per me il
palcoscenico è sempre stato il mio habitat, è un posto dove mi trovo proprio
bene. Mia madre racconta che a soli 3 anni, nel vedere la mia sorella maggiore
che ne aveva 5, fare uno spettacolino teatrale di Natale, io ero in platea e a
tutti i costi ho voluto anch’io andare sul palco, dove ho tirato la tonaca del
parroco e lui al microfono disse: “Ma tu chi sei piccolina,
cosa vuoi?”. Io gli presi il microfono e cominciai a raccontare una
poesia, una cosa inventata, che nessuno evidentemente aveva capito, però
strappai il primo applauso. Si vede che questa cosa è sempre stata nelle mie
corde e tuttora quando presento gli eventi, sono su un palco o davanti alle
telecamere, sento che sto bene e che mi trovo a mio agio. Poi io amo molto il
contatto con la gente, amo le persone e mi piace parlarci insieme.
I tuoi genitori ti hanno incoraggiata
nella tua scelta professionale o avevano in mente un futuro diverso per te?
Mio padre mi ha sempre detto: “Tu fai della
tua vita quello che vuoi, l’importante è che tu sia indipendente
economicamente”. Non mi ha mai imposto dei limiti, ma mi ha sempre
responsabilizzata in questo. Tant’è che io, per inseguire la mia passione per
il teatro, oltre a studiare recitazione e canto, mi mantenevo lavorando. Mia
madre mi diceva: “Fa quello che vuoi, fa quello che ti senti”. Non sono
stati due genitori che mi hanno particolarmente incoraggiata e questo un po’
mi dispiace, ma erano tempi diversi, però mi hanno sempre lasciata libera di
scegliere. La libertà non mi è mai mancata, però papà aveva un sogno per me.
Ora è Commissario di Polizia in pensione, all’epoca era Ispettore Superiore
della Polizia di Stato di Brescia e per me aveva il desiderio che io diventassi
una vigilessa (risata). Io in un momento di scoramento, perché vedevo che non
riuscivo a quagliare con il teatro, avevo anche ipotizzato di fare la vigilessa
e avevo comprato anche il tomo “Il vigile urbano”, alto 15 cm. E’ ancora lì,
penso di aver sfogliato le prime 2 pagine.
Come ricordi gli inizi, la famosa gavetta?
Con grande spensieratezza, incoscienza ma
anche con grande entusiasmo e voglia di farcela,
di scoprire un mondo che fino al giorno prima mi sembrava impossibile da
raggiungere. Mai mi sarei immaginato una carriera in TV. Eravamo un gruppo di
ragazze veramente determinate, ma anche molto desiderose di fare bene, di
impegnarci e imparare una professione. Con me, desidero ricordarlo, c’era
anche Nadia Toffa, abbiamo iniziato insieme. Nelle tv locali, il conduttore fa
un po’ tutto. Io ricordo di aver avuto anche in quell’occasione una
grandissima libertà dall’editore Virginio Baresi e anche dal figlio Ignazio.
Loro mi hanno sempre detto: “Laura, tu sei bravissima, ci piaci tanto, vuoi
condurre?”. Per cui io ideavo, producevo e conducevo, quindi nessuno mi ha
regalato niente.
Come inviata ti sei occupata di sport ma
anche di cronaca nera. Perché secondo te la cronaca nera è molto seguita?
Io ho iniziato ad occuparmi di cronaca nera
dopo il mio approdo a Mediaset. Io ho lavorato a Rete Brescia per 3 anni, poi ho
fatto 2 anni a Telecolor Primarete Lombardia e nel 2011 sono approdata a
Mediaset. Perché la cronaca nera è molto seguita? E’ una bella domanda.
Diciamo che la televisione è cambiata tantissimo negli ultimi 20 anni.
L’intrattenimento in TV è ridotto all’osso ed è un peccato e la
responsabilità sono i costi, ci sono molto meno soldi rispetto agli anni ’90
dove veramente la televisione imperava. Con l’avvento dei social e del
digitale terrestre si sono diversificate le offerte televisive. Escludendo il
festival di Sanremo, la morte del Papa ed eventi particolari, si è ancora lì
con 10 milioni di spettatori. Il successo del crime credo che sia dovuto alla
conseguenza del successo che hanno certe serie televisive, penso alla serie Ris,
C.S.I. che hanno in qualche modo fatto appassionare il pubblico ad un tipo di
argomento. Forse il primo caso mediatico di cronaca è stato quello del delitto
di Cogne, poi all’epoca c’era solo Porta a Porta e il Maurizio Costanzo Show
che ne parlavano. Poi c’è stata questa serie di crimini così efferati di
persone che dovrebbero accudirti, dovrebbero amarti e forse bisognerebbe
chiedersi come mai certi crimini, questi femminicidi, sfociano in ambienti dove
davvero dovrebbe regnare l’amore. Questo soprattutto penso che sia il motivo,
il guardare la notizia e interessarsi, tutta questa attenzione perché poi
diventano dei gialli che non si risolvono subito. Certi casi tengono alta
l’attenzione.

Nel giornalismo lavorano tante donne, sia
in TV che nella carta stampata. Secondo te è un passo verso la parità?
Non lo so. In qualsiasi ambiente lavorativo
la donna è sempre più penalizzata rispetto agli uomini, per tutta una serie di
ragioni, però spero e mi auguro che avvenga la parità. C’è anche da dire
che è vero che per tanti aspetti le donne vengono considerate e pagate meno
degli uomini ed è sicuramente una situazione che andrebbe assolutamente
risolta. Perché nella dialettica e nelle comunicazioni, ci sono degli studi che
le donne in questo sono più agevolate anche dal punto di vista fisico e
naturale, è proprio nella fisiologia della donna. Però c’è anche un altro
aspetto che mi coinvolge direttamente, perché sono anche mamma e moglie e se
una donna decide di metter su famiglia, è chiaro che inevitabilmente va
incontro alla maternità, va incontro a dei periodi in cui deve stare a casa e
ha anche delle incombenze famigliari. Su questo dovremmo lavorare di più e
prendere esempio dai paesi nordici dove le donne fanno 4-5 figli, lavorano
serenamente e hanno anche il tempo di godersi i figli a casa, perché fanno
degli orari agevolati, proprio perché sono madri, con buona pace di tutti e
questa dovrebbe essere la normalità. Non è giusto che una donna rinunci a fare
figli perché se no viene penalizzata nella carriera, questo è uno dei problemi
del nostro paese. Una che fa figli al giorno d’oggi, dovrebbe essere premiata
visto che siamo in calo demografico preoccupante. Chi pagherà un domani le
nostre pensioni se non facciamo figli?
L’anno scorso hai pubblicato il libro:
“Un tesoro chiamato Fede”. Scriverlo è stata una tua esigenza personale?
Si, perché ho sentito l’invito da parte,
io dico, del Signore. E’ stata una spinta interiore molto forte. Io con la
preghiera ho un rapporto quotidiano molto sereno e molto immediato e quindi ho
sentito come un invito per fare qualcosa per le famiglie, per i bambini che
troppo spesso penso siano i più dimenticati, nel senso che, un po’i
videogiochi, un po’ i cartoni animati, un po’ il fatto che i genitori
lavorano e arrivano a casa tardi stanchi la sera, i nonni non sempre sono a
disposizione e questi bambini ormai non trovano il tempo di dialogare con i
genitori. Non voglio dare la colpa ai genitori, però una volta i bambini erano
più favoriti nel socializzare, perché mi ricordo anch’io che andavamo
all’oratorio, nei parchi, per strada e c’era molto meno paura a lasciare
andare in giro in bicicletta i figli. Adesso si ha paura di tutto, le strade
sono piene di macchine e un genitore si fida poco a mandare il figlio a giocare
sotto casa o nei parchi. Al di là di questo, rispondendo alla tua domanda, ho
pensato che fosse giunto il momento di scrivere un prontuario e di quanto la
bellezza della preghiera ha fatto bene a me e provare a trasmetterlo agli altri.
Tornando al giornalismo, se uno dei tuoi
figli volesse intraprendere la strada del giornalismo, che consigli gli daresti?
Sicuramente
lo lascerei provare, li lascerei sbagliare e li lascerei affrontare delle
difficoltà, perché è quando affronti le difficoltà che impari. Non si impara
niente se il genitore ti agevola o se qualcuno ti aiuta, ma si impara
sbagliando. Lascerei il figlio libero anche di sbagliare e se il genitore
continua ad aiutarlo, lui avrà sempre bisogno di te e si sentirà sempre
insicuro. Poi se mio figlio volesse fare il mio mestiere, gli consiglierei di
imparare a scrivere bene perché io sono una fan della grammatica e una fan
dell’italiano scritto e parlato, cosa che al giorno d’oggi non è scontato.
Poi altro consiglio è quello di saper ascoltare, stare in silenzio ad
ascoltare, per poter esporre poi le domande da fare. Poi anche il tempismo e
l’essere puntuale. Quando c’è un ritardo di 5 minuti, io ringhio (risata).
Sarà che sono del segno della Bilancia (risata). In ogni angolo della mia vita
mi piace l’armonia e questo anche nel lavoro, dove devi essere sempre pronto a
tutto, sempre, in qualsiasi momento.
Quali sono le tue ambizioni?
Sono quelle di continuare sia sulla strada
del giornalismo che della televisione e dello scrivere libri e ampliare ancora
di più il mio raggio d’azione a livello professionale e anche a livello
umano, nelle scuole e a contatto con le persone.

Parlando di Fede, come ti immagini l'
aldilà?
Me lo immagino come il vero luogo, la vera
vita. Questa è davvero per me un’esistenza di passaggio che ci prepara a
quello che ci aspetta domani. Penso che la morte
sia quanto di più umano e normale che ci possa essere. Certo fa paura la
sofferenza, fa paura la malattia ma è un passaggio inevitabile, dunque bisogna
affrontarlo con uno sguardo di positiva rassegnazione,
penso sia l’atteggiamento migliore per raggiungere il passaggio verso
quella che davvero considero la vera vita, la vita dell’aldilà.
Un tuo pensiero su Papa Francesco e sul
nuovo Papa?
Papa Francesco è stato il Papa degli ultimi
e in questo senso è stato il papa che ci ha invitati a mettere al primo posto
la tenerezza verso chi ha davvero meno e vive in condizioni difficili, rispetto
alle nostre. E’ il Papa che in qualche modo ha portato le persone ad andare
oltre le proprie ragioni d’essere, i propri limiti. Papa Leone XIV
mi è piaciuto subito fin da quando è uscito sul balcone, mi sono
emozionata insieme a lui quando ha
mostrato la sua emozione con il groppo in gola. Credo e spero che sarà un
grande Papa, il papa che ci meritiamo.
Sei devota a qualche santo?
Sono devota alla Madonna, in modo particolare
alla Madonna delle Fontanelle di Montichiari, in provincia di Brescia, sono
devota a San Michele Arcangelo, a San Giuseppe, a San Francesco d’Assisi, a
Santa Teresa di Calcutta e a San Giovanni paolo II in modo particolare.
Di cosa hai bisogno per essere felice?
Per essere felice ho bisogno del contatto con
Gesù nel mio cuore, per rendermi conto che in ogni istante della mia vita posso
essere in comunione con Lui. La comunione con Gesù mi rende felice perché mi
permette di avere il giusto sguardo con cui affrontare le difficoltà della
vita, affrontare le persone e vivere questa vita nel senso più umano e vero del
termine.
A chi vorresti dire grazie?
A nostro Signore, per i doni e per i frutti
meravigliosi che ha posto lungo la mia strada e poi
c’è una persona a cui devo dire grazie, che è mio marito Luca. Lui è
il mio migliore amico, la persona di cui più mi fido. Non avrei potuto trovare
padre migliore per i miei figli e ringrazio Dio che ha posto sulla mia strada un
uomo come mio marito.