Marco Balestri (autore e conduttore
televisivo) Milano 9.1.2025
Intervista di Gianfranco
Gramola
“Sono devastato dall’idea delle guerre,
con tutti questi morti, i bambini che soffrono e
che muoiono di fame.
L’Africa è un continente molto ricco che però è sempre stato sfruttato e la
mortalità infantile ha dei numeri impressionanti. Quindi cosa posso augurare
per il 2025? Un mondo migliore di questo”
Marco Balestri è nato a Perugia l’8
novembre del 1953. E’ autore e conduttore televisivo, è anche conduttore
radiofonico, attore ed opinionista. Dopo aver mosso i primi passi in Rai, è
approdato in Mediaset dove la sua carriera è decollata. Autore tra gli altri
dei programmi: Il gioco delle coppie e Scherzi a parte, ha lavorato al fianco di
Alberto Castagna. Ha vinto diversi premi nel corso della sua carriera. Nel 1987
ha vinto il premio come miglior autore televisivo consegnato su Canale 5 ad
Azzurro. Nel 1994 ha vinto un Telegatto per il miglior scherzo di Scherzi a
parte. Nel 1995 vince il premio del Salone Internazionale dell’Umorismo di
Bordighera con il libro Il bestio e la bestia. Nel 2013 ha vinto il premio La
rosa dell’Umbria, per lo spettacolo e la televisione. È autore del libro SMP,
Storie molto personali, una raccolta dei messaggi più significativi ricevuti in
radio.
Radio
Nel 2006 diventa il conduttore di punta del
drive time di R101, dove si occupa anche di amore, sentimenti e sessualità con
il programma Molto personale e il sabato notte con un'appendice dai toni più
spinti, Molto personale Hot. Nel 2011, dal programma radiofonico Molto personale
su R101, è stato tratto il libro SMP (Storie Molto Personali), che raccoglie i
più significativi sms ricevuti nei sei anni di programmazione.
Alcuni suoi programmi come autore:
M'ama non m'ama (1983-1985) - W le donne
(1984-1986) - Il gioco delle coppie ( 1985) - Miss Italia (1985-1987) - Cest la
vie (La Cinq, 1985-1986) - Una rotonda sul mare (1989-1990) - Per la strada
(1989) - Dire fare baciare: Lettera o testamento ( 1990) - Telemike (1990-1992)
- La verità (1990-1991) - La strana coppia (1992) - Lui, lei, l'altro
(1992-1994) - Scherzi a parte (1992- 2012) - Bravissima (1994) - Ricomincio da
capo (1996) - Strettamente personale (1996-1997) - Una serata Strettamente
personale (1996) - Il brutto anatroccolo (1998-2000) - Candid Camera Café
(2001) - Stranamore (2002-2005) - Stranamore... e poi (2002, 2005) - Il Mister +
bello d'Italia (2003) - La sposa perfetta (2007) - L'Italia sul 2 (2008-2010) -
X Factor (2010) - Ciccia è bella (2010) - Mattino 5 (2013).
Intervista
Marco, com’è nata la passione per la
radio?
E’ nata in maniera particolare, ma non è
che fosse una passione. Sono laureato in filosofia e facevo l’insegnante al
liceo Beccaria di Milano ed ero andato a fare una trasmissione in Rai per il
dipartimento scuola e educazione e ho visto che c’erano dei bandi di concorso
dove chiedevano una laurea, una bella voce e allora ho chiesto quanto pagassero
e mi hanno detto sulle 300 mila lire. Calcola che io ero insegnante precario e
prendevo molto poco di stipendio. Allora ho provato a fare questo concorso per
voci nuove, mi hanno preso e ho iniziato a fare la radio. Era il 1980, ero
giovane e la radio è diventata poi una passione che mi ha accompagnato per
tutta la vita.
I tuoi genitori ti hanno incoraggiato o
avevano in mente un futuro diverso per te?
Erano tempi in
cui bisognava portare a casa la pagnotta, Gianfranco. Io poi sono andato
via da casa presto e papà è mancato giovane. Lui quando ho iniziato con la
radio mi diceva: “Trovati un lavoro serio invece di giocare con la
radiolina” (risata) Però poi era contento e mi ascoltava in radio e gli
faceva molto piacere. Era una generazione per cui la radio era tutto, cioè la
televisione all’inizio aveva un canale solo, in bianco e nero,
per cui era quella del film il lunedì sera, il giovedì con il quiz e
non c’era molto altro.

La televisione era un tuo obiettivo?
No. Io a 12 anni, casualmente ero già in
televisione perché con un mio amico, che aveva ricevuto come regalo di Natale
un registratore, andavamo in giro a fare le interviste, così, per gioco. Ci ha
visti un giornalista de “Il Giorno” e ci ha fatto un articolo e ci
chiamarono in TV. Ero già diventato “quello della televisione” nel mio
quartiere. Abitavo in periferia e quindi era già abbastanza strano che dei
bambini di periferia andassero in televisione, era un evento. Poi dopo ho fatto
la radio e mi sono messo a scrivere e scrivevo sempre. Ed è stata un po’ la
mia passione quella di fare l’autore. Scrivevo programmi, poi bussavo alle
porte dei vari produttori e cercavo
di venderli. Se andava bene facevo l’autore di quel programma e a quei tempi
ne facevo tantissimi. Fai conto che quando andai a Mediaset avevo tutto il Day
Time e i programmi erano tutti firmati da me. Quando io ideavo dei programmi,
facevo delle “pilot” e Berlusconi li vide e mi disse: “Se vuole questo
programma o lo presenta lei oppure non glielo prendiamo” e da lì ho iniziato
anche a presentarli. Il primo lavoro è stato “Per la strada” e poi sono
andato avanti e per tutta la carriera facevo il conduttore e l’autore.
Con quali miti di riferimento sei
cresciuto? Chi sono stati i tuoi idoli?
Io ho lavorato per anni con Mike Bongiorno
facendo l’inviato e lavorando con lui il mio riferimento era Mike, quindi la
serie A della televisione. Poi c’erano i grandi conduttori come riferimento
che erano Pippo Baudo ed Enzo Tortora.
Alberto Castagna?
Con Alberto Castagna ho lavorato insieme. Era
di una generazione successiva, quella più giovane rispetto a Corrado Mantoni,
che era un po’ anche il mio riferimento come stile. Con Alberto Castagna
c’era un rapporto di amicizia e insieme abbiamo fatto il programma
“Stranamore” che ebbe un successo impressionante ed è stato un programma
che ha anticipato un po’ tutti i programmi sull’amore che sono seguiti.
Hai lavorato anche con Amanda Lear.
Con Amanda ho fatto “Il brutto
anatroccolo” e con lei ho avuto uno splendido rapporto. Lei era molto brava,
molto spiritosa, divertente e anche intelligente e molto colta. Aveva una
cultura molto vasta, molto eclettica, pittura, musica. Lei stava con Salvador
Dalì e poi con David Bowie. Amanda è sempre stata una donna affascinante e
sono stati anni molto belli e piacevoli quelli passati con lei.
Com’è cambiata la televisione dai tuoi
inizi ad oggi? E’ migliorata o peggiorata?
Io non sono un critico ma è ovvio che tutto
è cambiato. Parlando di musica, io vengo da un certo tipo di musica, quella
italiana, cantautorale, vengo da Lucio Battisti, Antonello Venditti, Francesco
De Gregori, quindi quando io ho iniziato in radio, li ho intervistati tutti, da
Modugno fino ad Albano. La musica di oggi è cambiata tanto, allora i testi
erano poesie, erano meravigliosi e la musica era bellissimo ascoltarla, mi stava
addosso perfettamente. Era una musica insostituibile, era una musica che mi fa
piacere ascoltare ancora oggi e poi c’era anche la musica dei Beatles e
dei Rolling Stone, la musica di rottura, quella che ha cambiato un po’.
Però non mi piacciono la musica e le canzoni di oggi, se non per pochi
interpreti che sono quelli bravi come Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Giorgia
che sono interpreti di riferimento. Di quelli nuovi non so che dirti, ce ne
saranno sicuramente di bravi, però questa musica un po’ rapper, hindi, trap,
ecc … non è la mia musica. Beati i tempi
di Morandi e ora rispolverano Orietta Berti, Fausto Leali, i Ricchi e Poveri e
altri. Io per anni ho fatto la televisione, ho scritto con grandi autori di
televisione, ma anche con autori musicali come Minellono che ha fatto tutte
quelle belle canzoni come “L’italiano” e “Mamma Maria”. Se tu le
ascolti bene, hanno dei testi fantastici, bellissimi. Celentano è straordinario
e poi Mina con una voce insostituibile, la Vanoni, la Zanicchi ecc … era
quella la mia musica. Quella di oggi è un pesce non fuor d’acqua ma
sott’acqua perché non l’ascolto. Parlando di televisione la vedo
cambiata tanto, ad esempio con i reality. E’ cambiato il mondo, cosa vuoi che
offrano a me? Il Grande Fratello Vip o L’isola dei famosi e questo tipo di
programmi? E’ tutto così, mono corde, mono tema, è tutto abbastanza
ripetitivo e c’è un invasione di questo tipo di informazione unita allo
spettacolo che è un po’ faticosa perché hai visto uno, hai visto tutto. La
nostra era una televisione abbastanza educata, al di là che io poi ho fatto
“Scherzi a parte” che è stato un momento di rottura, però oggi è tutto più
difficile perché il politicamente corretto ha bloccato un po’. Oggi come oggi
dove ti giri rischi tantissimo, questa cultura work ci frega. Il politicamente
corretto è un qualcosa che ti
blocca su qualcosa di umoristico. E’ difficile far ridere oggi e i giovani
ridono meno.

“Scherzi a parte” è un tuo prodotto.
Lo scherzo più riuscito e quello che non avresti voluto fare?
Lo scherzo più riuscito in termini di
ascolto è senz’altro quello della tigre a Leo Gullotta, però poi molto belli
anche gli scherzi che ho fatto a Mickey Rourke e Alain Delon. Ho fatto scherzi
un po’ a tutti. Quello che non avrei voluto fare è stato quello che ho fatto
a Mike Bongiorno, che non è mai andato in onda perché lui si arrabbiò e non
ha firmato la liberatoria. E’ stato uno scherzo che se tornassi indietro non
rifarei perché ha incrinato il rapporto molto solido che c’era fra me e Mike.
Hai ricevuto parecchi riconoscimenti. Ce
n’è uno a cui tieni molto?
Il telegatto e ci tengo perché è un
riconoscimento personale che ho ricevuto per “Scherzi a parte”, esattamente
per lo scherzo a Valeria Marini. Ho ricevuto vari riconoscimenti come ”La rosa
dell’Umbria”, mi fa piacere anche se è una regione un po’ fuori dalle
rotte sia autostradali e anche televisive (risata).
Altro personaggio con cui hai lavorato è
Teo Mammucari. E’ stato divertente lavorare con lui?
Con Teo ho lavorato recentemente perché con
lui ho fatto “Lo scherzo perfetto”. Era un programma che era un po’
un’accademia di scherzi, un grande concorso dove vinceva chi faceva lo scherzo
più bello. Sul web trovavi quelli che facevano gli scherzi e si davano da fare
e allora ho ideato un po’ una scuola e una competizione tra scherzatori. Teo
è come lo si vede in TV, è bravo, con il suo carattere, un carattere non molto
facile, però è una persona perbene ed è anche divertente se poi è utilizzato
in una certa maniera. Secondo me lui è uno che ne risente molto di questa
televisione di oggi che è molto fasciata, quindi una televisione fasciata per
Teo diventa difficile, perché lui è uno che prende per il culo tutto e tutti.

Quali programmi segui in TV?
Seguo tutte le serie televisive. Io vengo da
una televisione che era molto ristretta e quindi guardo poco la televisione
generalista. Guardo le serie televisive perché mi appassionano, perché amo il
cinema e guardo i film. Ora c’é Netflix, c’è Amazon,
c’è Prime, c’è Sky e puoi trovare di tutto. Guardo i vecchi film,
ad esempio ieri ho guardato “Il postino suona due volte” con Jack Nicholson
e Jessica Lange, grande capolavoro. Guardo volentieri Sergio Leone e i suoi
“C’era una volta il West” e “C’era una volta l’America”. Ci sono
dei film che ho visto anche quattro volte perché sono talmente belli e fatti
bene.
Quali sono le tue ambizioni?
Non credo molto alle ambizioni, perché
portano sempre frustrazioni e perché quando uno ambisce a qualcosa è perché
si sente qualcosa. Io ho sempre lasciato che le cose accadessero, non sono uno
che si aggrappa e fa di tutto pur di esserci. Meglio un’assenza che una
presenza inutile.
Cosa ti auguri per il 2025?
Io non voglio darti la risposta come la Miss
Italia che ha detto: “La pace nel mondo”. Io sono devastato dall’idea
delle guerre, con tutti questi morti, i bambini che soffrono, che
muoiono di fame. L’Africa è un continente molto ricco che però è
sempre stato sfruttato, ora ancora di più e la mortalità infantile ha dei
numeri raccapriccianti e impressionanti. Quindi cosa posso augurare per il 2025?
Un mondo migliore di questo, perché le grandi ricchezze sono in mano a sempre
più pochi e sempre più gente è povera e muore di fame. Basterebbe fare meno
guerre e sfamare più bambini e questo già mi darebbe conforto come essere
umano.