Mariano D’Angelo (attore,
scrittore e autore TV) Roma 27.8.2026
Intervista di Gianfranco Gramola
“Ho
saputo dire di no a tante cose, che forse ho anche sbagliato a rifiutarle, però
non si può fare una cosa che è contraria alla propria indole, perché va a finire
che l’avrei fatta male”

Mariano D’Angelo è nato a Airola il 22 gennaio 1966.
Dopo aver frequentato la scuola di
recitazione “Mario Riva”, all’età di ventidue anni dà il via alla sua carriera di
attore. Diverse sono le pellicole e serie alla quale ha preso parte dall’inizio
della sua carriera come, per citarne alcune: Il ritorno del
Monnezza, Notte prima degli esami, Notte prima degli esami – Oggi, Due
imbroglioni e mezzo, The Bang, Fratelli Benvenuti, Rocco e i suoi fratelli,
Almeno tu nell’Universo, Una cella in due, E io non pago, SMS – Squadra molto
speciale – sit-com, Don Matteo, Fausto & Furio e tante altre.
Fa cabaret con il gruppo
Mamma mia che impressione da lui fondato insieme a Enzo
Salvi. Inoltre
Mariano è anche autore televisivo, co-autore delle gag di Enzo Salvi; firma
per televisione molti programmi: Cominciamo bene, Suonare Stella, Mio
fratello è pakistano, Libero, Veline, Velone, Una giornata particolare, Cultura
moderna, Distraction e tanti altri. Attualmente è autore a Uno mattina.
Intervista
Lavorare nel mondo dello
spettacolo era una tua ambizione o volevi fare altro?
Io da quando ho memoria so
che volevo fare questo. Come memoria intendo 5 – 6 anni e ne ero affascinato da
quel mondo. Mi piacevano molto anche i grandi spettacoli televisivi, perché la
televisione che vedevo io, che sono del ’66, quindi stiamo parlando degli anni
’72, era fatta da artisti bravissimi che erano completi, cioè facevano teatro,
cinema, facevano i grandi sceneggiati di una volta e poi facevano anche la
televisione. Quindi quel mondo dello spettacolo lì mi ha sempre affascinato e
adesso che io scrivo per la televisione, per Rai1 e per altre cose che mi sono
capitate nella vita, è una cosa che mi fa molto piacere. Nel frattempo ho
studiato, non ho fatto solo questo, contemporaneamente ho proseguito i miei
studi e mi sono laureato in giurisprudenza, però il mio obiettivo era quello e
l’ho realizzato e sono contentissimo da questo punto di vista perché era il
lavoro che volevo fare.
I tuoi genitori volevano
che tu facessi l’avvocato. Come hanno preso la tua scelta professionale?
Volevano che facessi
l’avvocato. Io ho avuto due genitori molto intelligenti ed entrambi insegnanti,
mi hanno dato gli strumenti per fare quello che volevo, non me l’hanno mai
imposto. Ho studiato volentieri giurisprudenza, non è stata una costrizione. Poi
però non è diventato il mio lavoro, ma comunque lo studio è stato utile perché
ti forma, anche quando io ho un approccio ad una scrittura creativa. Ora faccio
l’autore nel programma Unomattina ed è l’ultima settimana dell’edizione estiva.
Io sono fortunato perché Unomattina dura tre ore e io ho la parte di spettacolo
e di intrattenimento, non quella di cronaca e di attualità che spetta ad un
giornalista. Ho avuto l’opportunità di occuparmi di spettacolo e l’approccio
dello studio alla fine è stato utile perché io quando ho un argomento da
approfondire per il programma, lo studio con quel metodo che mi ha insegnato
l’università. Quindi approfondimento, cercare di andare al di là della prima
soluzione possibile e immaginabile e poi non è detto che questo sia sufficiente
per fare un prodotto, ma perlomeno non mi rimprovero nulla.
Per fare televisione sei
dovuto venire a Roma. Come ricordi l’impatto con la capitale?
Io ho fatto le scuole
medie a Roma. Io sono campano, della provincia, di un piccolo comune di
Benevento, poi ho vissuto a Bari, perché mio padre, che insegnava matematica e
fisica, vinse la prima cattedra a Bari e io l’ho seguito, poi mio padre è venuto
a Roma e ci siamo ricongiunti con mia madre che invece nel frattempo continuava
a lavorare nelle carceri di Benevento, perché era insegnante alle elementari e
insegnava agli adulti nelle carceri. Quando sono venuto a Roma mi sono
approcciato allo spettacolo come attore e quindi ho fatto cabaret insieme a Enzo
Salvi, insieme abbiamo costituito un duo che si chiamava “Mammamia che
impressione”, il nome l’abbiamo preso da un film di Alberto Sordi. Abbiamo fatto
il cabaret senza televisione, con poche uscite televisive, erano gli anni ‘90 e
abbiamo fatto tanto, siamo stati al teatro Brancaccio, al teatro Olimpico e al
teatro romano di Ostia Antica e sono state delle grandi soddisfazioni. Ma io
parallelamente ho cominciato a scrivere per me e per Enzo Salvi. Anche Enzo si
scrive tutti i monologhi ed è anche molto florido. Poi ho cominciato a scrivere
anche per altri comici e il primo che mi ha portato a fare televisione è stato
Teo Mammucari. Io non sapevo nemmeno bene cosa volesse dire scrivere per la
televisione, stiamo parlando di ben 25 anni fa. Invece ci siamo messi insieme a
fare il programma Libero, Veline, ecc … e io poi mi sono avvicinato alla
scrittura fino a che ho abbandonato dal tutto l’esibizione di attore. Roma, con
Milano, sono due poli veramente importanti per chi vuole fare televisione.
Milano per Mediaset e Roma per la Rai e altre televisioni, altre realtà. A me
piace potermi esprimere, quindi mi va bene qualsiasi situazione professionale.
Hai lavorato anche con
Maurizio Battista, vero?
Io con lui ho lavorato sia
in teatro che in televisione. Abbiamo fatto Battistology e poi qualche altro di
questi speciali che abbiamo fatto sempre con Comedy Central Italia. Con Maurizio
è stata una bella esperienza anche perché lui nel live è fortissimo, quindi c’è
anche un po’ di responsabilità nello scrivere. Per ogni comico si scrive in modo
diverso, perché per ognuno bisogna preparare dei testi in un certo modo. Con
Maurizio per esempio, è più una ricerca continua, perché anche lui scrive molto,
tutte le cose che dice sono per la maggior parte sue, sono cose vissute o notate
nella quotidianità. Con Battista stiamo parlando del top ed è stata una bella
esperienza.
Come hai conosciuto Enzo
Salvi?
Con Enzo ci siamo
conosciuti da ragazzi, eravamo ad Ostia, perché io parlo di Roma, però il mio
approccio alle scuole e l’università sono partite tutte da Ostia. Lì io facevo
parte di una piccola compagnia teatrale semi amatoriale, abbastanza comica. Io
avevo appena finito la scuola di recitazione. Una volta ci siamo incontrati per
caso in un concorso di cabaret dove io presentavo ed Enzo invece si esibiva da
solo. Io ho visto questo ragazzo che era pazzesco, aveva una vis comica e una
capacità di farti ridere con niente che era eccezionale. Infatti gli chiesi
proprio io se gli andava di lavorare insieme, perché credevo che noi fossimo due
persone complementari e infatti poi lui mi ha dato ragione. Io ero la parte più
da spalla, più seria e lui invece era talento puro, capacità di improvvisazione
e ci siamo messi a lavorare insieme. Tutte le cose che facevamo, nonostante
sembrassero improvvisate, in realtà erano molto studiate perché io e lui ci
mettevamo nella cameretta sua, accompagnati dai suoi genitori, che sono mancati
tutti e due, ma che ci hanno fatto compagnia per tanti anni della nostra
carriera, e immaginavamo come fare, cosa dire, come ottenere il risultato
migliore da quello che facevamo e ci raccontavamo delle storie io e lui e poi le
portavamo in scena. Con Enzo ho debuttato nel ’92 ed è stato veramente il
percorso che mi ha fatto crescere di più probabilmente. Poi dopo anche
l’esperienza, l’età, le varie situazioni mi hanno insegnato qualcosa. Ogni volta
che hai un’esperienza nuova, qualche cosa puoi imparare, perché ti fa crescere,
ti arricchisce. Quello dello spettacolo è un mondo che mi piace tantissimo,
quindi lo vivo sempre al massimo delle sensazioni.

Un attore che recita in
Gomorra, Salvatore Esposito, ha detto che nel cinema c’è troppo romanesco. Cosa
ne pensi?
Lui ha avuto questa
sensazione, però Gomorra è tutto in napoletano, quindi non c’è una regola,
bisogna vedere un po’ le situazioni. Mi ricordo nella serie Boris c’era Stanis
che faceva una critica sulla comicità dei toscani che diceva “Il mi babbo e la
mi mamma, è la rovina del cinema italiano”. Una cosa è vera, Cinecittà ancora è
un motore importante per il cinema italiano e quindi probabilmente un pochino
più di romanesco ci sta, perché le produzioni partono spessissimo da Roma, poi
ci sono tantissime regioni nelle quali si gira, Calabria, in Veneto e anche in
Trentino Alto Adige. L’anno scorso ho fatto una trasmissione che si chiamava
“Quelli che il cinema”, ora su RaiPlay, dedicata al settore del cinema italiano,
dove Cinecittà la fa ancora da padrona, ma anche per la competenza che ha.
Quest’anno uscirà su RaiPlay il programma “Quelli che il cinema 2” che abbiamo
girato integralmente al Centro Sperimentale di Cinematografia con i ragazzi che
studiano cinema. Vengono ragazzi da tutta Italia ma è chiaro che il centro di
tutto rimane sempre Roma per la competenza, per la professionalità e anche per
una serie di circostanze.
Hai un sogno nel cassetto?
Mi hai fatto venire un
dubbio, forse non ne ho, nel senso che il mio sogno nel cassetto è quello di
continuare a lavorare nel mondo dello spettacolo, però ti posso dire che sono
pronto a tutto.
Quello che viene, viene?
Quello che viene, viene,
proprio no, sai perché? Perché ho basato tutta la mia carriera su questo, cioè
io faccio come attore o come autore e sceneggiatore, quello che penso sia giusto
in quel momento. Non è detto che quello che io penso sia sempre corretto, perché
spesso ho fatto anche delle cose brutte, però non ho mai fatto una cosa che non
volevo fare. Ho saputo dire di no a tante cose, che forse ho anche sbagliato a
rifiutarle, però non si può fare una cosa che è contraria alla propria indole,
perché va a finire che l’avrei fatta male. Tutto quello che ho fatto l’ho fatto
credendoci, non tutto quello che ho fatto è venuto bene, ma almeno non ho
rimpianti. In futuro mi piacerebbe continuare a lavorare nel mondo dello
spettacolo, sono molto contento di avere la possibilità di lavorare ogni tanto
con dei ragazzi giovani, perché io e Enzo abbiamo avuto poco aiuto dagli adulti.
Se mi capita aiuto i giovani in tutti i modi, non è che posso fare tanto, ma
anche solamente cercare di dare loro dei suggerimenti oppure degli strumenti che
poi possono essere utili questo lo faccio sempre. Ho fatto anche dei corsi sui
format Tv al Rossellini, che è un istituto cinematografico e mi è sembrato anche
strano che mi pagassero, perché io ero talmente contento di lavorare con i
ragazzi che lo avrei fatto anche gratis (risata).