Tullio Sorrentino (attore e regista)
Aprilia (Latina) 13.7.2026
Intervista di
Gianfranco Gramola
“Ho 61 anni, ho fatto 80 film di cui la maggior
parte in televisione, purtroppo il cinema, che avrei voluto tanto fare, mi ha un
po’ snobbato. Quindi il mio progetto è quello di continuare a lavorare”

Tullio Sorrentino è nato a Napoli il 23 aprile
del 1965. Si diploma all'Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico
nel 1988. Lavora agli inizi soprattutto in teatro, collaborando con vari teatri
stabili italiani (Teatro di Roma, Stabile di Palermo, Stabile dell'Umbria) con
registi quali Massimo Castri, Luca Ronconi, Roberto Guicciardini, Mario
Missiroli, Ennio Coltorti ed Andrea Camilleri. Successivamente si dedica
prevalentemente alla televisione ed al cinema pur rimanendo disponibile per
produzioni teatrali. In televisione appare in varie serie, fra cui Distretto di
Polizia, Squadra antimafia – Palermo oggi, L’onore e il rispetto, Rocco
Schiavone e Il commissario Montalbano. Ha realizzato vari cortometraggi come
regista e sceneggiatore e spettacoli teatrali come attore ed autore. Ha vinto,
nel 2000, il premio come migliore attore protagonista al festival del
cortometraggio di Ceprano con il corto Gruppo di famiglia in un interno di
Antonio Manzini e il premio come miglior attore non protagonista nel 2009 al
Wirral International Film Festival di Liverpool con il corto Il principiante di
Renato Chiocca. Nel 1999, con lo spettacolo teatrale Trilogia dello sport,
scritto ed interpretato con Thomas Trabacchi, ha vinto il premio della critica e
del pubblico nella Rassegna Ennio Coltorti a Roma. Nel 2022 con il
cortometraggio “Giustizia all’italiana- Actus Reus” di Julian Grass vince il
premio miglior attore al Parma Film Festival. Sempre nel 2022 con il
cortometraggio “La Congiura” scritto e diretto da sé stesso vince il premio
miglior regia al Sila Film Festival, nello stesso anno in occasione della III
edizione del “Premio alle Arti" gli viene conferito un premio alla carriera.
Intervista
Mi racconti com’è nata la passione per la
recitazione?
Io sono nato a Napoli, la mia era una famiglia
numerosa, mia nonna aveva una casa grande e quando ci incontravamo riunivano
tutti i cugini in una stanza e io già a 9 anni organizzavo una recita con tutti
gli zii che venivano a guardare. Quindi diciamo senza avere la consapevolezza di
quello che stavo facendo, però facevo ‘ste cose. In particolare organizzavo la
recita che a Napoli si chiama “La cantata dei pastori”, che sarebbe la storia di
Gesù, Giuseppe e Maria, ossia la nascita di Gesù. Io organizzavo questa cosa,
scrivevo le battute è poi le suggerivo a tutti i cugini e facevo il regista. Ad
un certo punto, crescendo, mi sono dimenticato di queste recite che facevo e mi
è capitato alle scuole superiori di avere un professore napoletano che mi disse:
“Vieni nel pomeriggio a fare teatro co noi”. Io andai e mi vide un’attrice, Lina
Bernardi, che non c’è più, ma aveva fatto l’accademia e dopo avermi visto
recitare mi consigliò di fare l’accademia, perché ero molto bravo. Ho seguito il
suo consiglio e ho cominciato a fare l’attore in maniera seria e con più
consapevolezza. Per cui la recitazione è una cosa innata e ho cominciato senza
avere i miti dell’attore. Prima dell’accademia nella filodrammatica facevo le
commedie di Eduardo De Filippo in teatro. Poi ho fatto l’accademia, poi 14 anni
di tournée teatrali con i teatri stabili in Italia, poi mi sono un po’ fermato
con il teatro perché ero stanco di viaggiare, poi il divorzio dalla prima moglie
perché non c’ero mai. Una volta si facevano le tournée che duravano nove mesi e
l’ultima tournée che ho fatto con Massimo Castri è durata tre anni, pensa. Dopo
quella tournée là mi sono fermato e sono stato fortunato perché ho cominciato a
fare le fiction e Damiano Damiani mi prese per fare “Ama il tuo nemico”. Una
volta si facevano dei film a due o più puntate in tv e di quei film lì ne ho
fatti parecchi.
I tuoi genitori come hanno preso la tua
scelta artistica? Avevano in mente un futuro diverso per te?
Si, certamente. Mio padre mi ha fatto fare
ragioneria e voleva che facessi il commercialista. Noi siamo una famiglia
numerosa perché siamo sei fratelli, una femmina e cinque maschi. Lui voleva che
fossimo tutti commercialisti (risata). Io ho fatto l’esame in accademia, non
credendoci tanto perché lì era difficile entrare, c’erano 5 mila domande per 22
posti, quando mi hanno preso ho cominciato a pensarci seriamente. Io ho
cominciato subito a lavorare, avevo i contratti e pure una buona paga e mio
padre si è rassegnato. Lui è morto molto giovane, a 54 anni, però ha avuto il
tempo di vedermi lavorare. Inizialmente però pensava che la mia passione per la
recitazione era solo un capriccio, una cosa così.
Prima di dedicarti alla recitazione hai fatto
altri lavori?
Mio padre era un albergatore e abbiamo avuto un
albergo in gestione sul lungomare di Latina, dove attualmente di fronte c’è lo
stabilimento balneare e io lavoravo lì. Mio padre mi faceva fare il cameriere,
poi quando bisognava fare delle ristrutturazioni io e i miei fratelli davamo una
mano agli operai. Facevo il falegname, l’idraulico, l’elettricista e io a casa
faccio tutto, mi arrangio a fare ogni cosa. Però non ho fatto altri lavori.

Tu hai lavorato con molti personaggi dello
spettacolo. Un tuo ricordo di Monicelli e Gigi Magni.
Sono due registi con cui ho lavorato e di cui
vado più fiero. Con Mario Monicelli ho fatto un piccolo ruolo ma con un grande
nome, che era Napoleone. Mi ricordo che feci forse l’unico provino a Cinecittà
in pellicola, un provino in pellicola non si era mai visto e dopo il provino
Monicelli si girò verso di me e disse: “Se non è Napoleone lui, chi è?”. Poi ho
ricordi di qualche cena insieme ed era un personaggio fantastico. Io ero molto
giovane ed ero affascinato da questo personaggio enorme, ascoltavo. Gigi Magni
era straordinario, con lui ho fatto un ruolo importante. Avevo lavorato con Nino
Manfredi in televisione in una fiction dove feci il figlio di Manfredi e quindi
quando poi ci fu da fare “La notte di Pasquino” che era il seguito del primo
Pasquino che avevano fatto Manfredi e Gigi Magni, mi propose per il ruolo
dell’incaricato dal Cardonale di scoprire chi era Pasquino. Accettai e mi sono
fatto tutto il film vicino a Nino Manfredi che per me era un mito. Tutto a
cavallo, di notte, a Roma è stato bellissimo. Poi Gigi Magni, un grandissimo
intenditore di Roma pazzesco, sapeva ad ogni angolo della città quali scritte
c’erano sui muri e la storia della capitale. “La notte di Pasquino” è una delle
cose più belle che ho fatto per quanto mi riguarda.
Come hai conosciuto Mirko Frezza?
Lui aveva da poco cominciato a fare l’attore, era
sul set “Di che segno sei”, un film di Neri Parenti con Massimo Boldi e abbiamo
condiviso il camerino. Lui era alle prime armi, io invece un attore che lavorava
già da anni, abbiamo iniziato a chiacchierare e siamo stati subito in sintonia.
Poi casualità ha voluto che ci incontrassimo su altri set e poi ci siamo
ritrovati nella serie di Rocco Schiavone, dove abbiamo avuto un ruolo di amici e
lo siamo diventati anche nella vita. E’ da tanti anni che ci conosciamo, abbiamo
fatto tante cose assieme.
Tu preferisci i ruoli brillanti o quelli un po’
seri?
Gli attori che vengono dall’accademia Silvio
D’Amico sono un po’ spocchiosi e forse lo ero anch’io quando ero più giovane,
per cui fai il teatro drammatico. Quindi ero specializzato in ruoli drammatici,
però io oggi mi rendo conto che ho una verve comica che non ho mai sfruttato
fino in fondo. Per cui mi piacerebbe fare la commedia.
Nel cinema e in televisione si usa spesso il
romanesco. Forse perché è il più capibile tra i dialetti, è il più simpatico?
Come te lo spieghi?
Io penso perché gran parte delle produzioni si
fanno a Roma e che sia questo il motivo ma al nord criticano questa cosa. Io
sono nato a Napoli e a 18 anni sono venuto a Roma e oramai parlo romanesco e
tanti pensano che sono romano e che sono nato a Trastevere.
Hai
conosciuto anche Andrea Camilleri. Un tuo ricordo?
Si, era un personaggio fantastico e l’ho avuto
come insegnante in accademia. C’era anche Antonio Manzini, lo scrittore che ha
ideato Rocco Schiavone, abbiamo fatto l’accademia insieme, ci conosciamo da 40
anni, e abbiamo anche lavorato insieme. Noi due siamo diventati assidui
frequentatori della casa di Andrea Camilleri. Si beveva una birra,
chiacchieravamo e a lui faceva piacere la nostra visita. Questo ti parlo di
quando ancora Camilleri non era quello di Montalbano. Ci siamo frequentati,
abbiamo fatto molto spettacoli estivi e lui scriveva i testi e noi facevamo
questi spettacolini io e Antonio Manzini, Lorenza Indovina, la mia ex moglie
faceva la scenografa. Abbiamo fatto insieme una specie di gruppo teatrale che
però non aveva un nome, non era ufficiale. Andavamo in giro per i comuni del
Lazio a chiedere agli assessori quanti soldi ci davano per fare uno spettacolino
nel loro paese e l’abbiamo fatto per qualche anno. Andrea aveva che quando
cominciava a raccontarti una qualsiasi cosa, tu stavi lì ad ascoltarlo
affascinato. Io ricordo che ci teneva delle ore a raccontarci cose, aneddoti,
ricordi, perché lui aveva fatto anche il produttore, lo sceneggiatore, lo
scrittore e tante altre cose, anche in Rai. Ci raccontava un sacco di cose
curiose e divertenti e aveva la capacità di affascinarti quando parlava. Ci
raccontava anche i primi stralci di Montalbano quando ancora non l’aveva
pubblicato. Poi ho avuto il coraggio di chiedergli di farmi da testimone di
nozze del mio primo matrimonio, lui lo fece, quindi era anche il mio compare,
come si dice.
Quali sono ora le tue ambizioni e i tuoi
progetti?
Ho 61 anni, ho fatto 80 film di cui la maggior
parte in televisione, purtroppo il cinema, che avrei voluto tanto fare, non mi è
capitato, mi ha un po’ snobbato. Quindi il mio progetto è quello di continuare a
lavorare. Ho delle cose nel cassetto, ho fatto anche qualche regia di
cortometraggi, però sinceramente devo dire che l’età mi ha un po’ disilluso per
quanto riguarda la carriera e quindi non è che ho delle aspettative di grandi
cose. Certo mi piacerebbe avere un ruolo in un film dove si capisce che rimarrà
nella storia.
Hai fatto cinema, tv e teatro. In quali di questi
ambienti ti senti più a tuo agio?
Io ho fatto 14 anni di teatro e come dicevo prima
mi sono stancato di queste lunghe tournée e negli ultimi anni ho fatto molta
televisione, quindi diciamo che il mio luogo ideale è il set cinematografico, se
poi ho un bel ruolo da interpretare, è il momento in cui mi sento meglio.
Oltre al lavoro curi delle passioni, degli hobby
nella vita?
Io so fare tante cose manualmente, vivo in
campagna dove ho una casa grande, un ettaro di terra intorno, per cui quando sto
a casa mi piace fare dei lavoretti, soprattutto in legno. Considera che a casa
mia la maggior parte dei mobili e il tavolo li ho costruiti io. Questa è la mia
passione, fare dei lavori manuali.

Ti hanno mai proposto dei reality?
No, così a freddo non accetterei, però se mi
dovesse capitare e mi danno tanti soldi, come è successo a Mirko Frezza che ha
fatto l’Isola dei famosi, e mi fanno un’offerta che non si può rifiutare,
accetterei. Però così a freddo, ti direi che non mi piace far parte di un
reality. Non lo considero una cosa da attori.
Sei
nato a Napoli, ma sei venuto a Roma a 18 anni. Come ricordi l’impatto con la
capitale?
Io sono rimasto molto affascinato dalla bellezza
di Roma. A 19 anni avevo già una piccola casa con la mia compagna che poi è
diventata mia moglie, poi ci siamo separati. Nei primi anni a Roma ho conosciuto
tante persone, tanti colleghi di teatro, per cui è stato un periodo della mia
vita diciamo intenso. Ho ricordi di serate a Roma in certi posti dove rimanevi
incantato, posti classici come il Colosseo, fontana di Trevi. Sono posti
talmente belli, pieni di storia che ti lasciano a bocca aperta. Dopo un po’ di
anni che ci vivi non ci fai più caso.
In quali zone hai abitato?
Io all’inizio ho abitato a Montesacro e poi con
la mia nuova compagna a San Lorenzo. Da lì, quando è nato il secondo figlio sono
dovuto andare via da Roma per vivere in campagna. A San Lorenzo ero in un
monolocale, era troppo piccolo e ci serviva più spazio. Ora abito tra Roma e
Latina, diciamo altezza Ardea. Quindi sono a metà strada tra la mia attività di
attore che è quella principale e l’estate per andare nello stabilimento balneare
a dare una mano ai miei fratelli. L’estate di solito la passo al mare, nello
stabilimento.
Per uno che vuole fare l’attore, Roma è la città
giusta?
Io credo che Roma ancora lo sia. E’ la città dove
nasce tutto, dove parte tutto. Qualcosa pure a Milano, ma quella è più per la
moda. La Veneto Film Commission ha un ottimo capitale ed è quella che c’ha più
soldi mi pare e loro producono molto. Però penso che Roma sta la scelta più
giusta per uno che vuole recitare.
A chi vorresti dire grazie?
Io grazie lo vorrei dire sicuramente ad Andrea
Camilleri, perché ho fatto degli spettacoli con la sua regia fantastici. Lo
spettacolo più bello della mia vita, con la sua regia, si intitolava “Emigranti”
di un autore polacco, dove in scena eravamo io e Antonio Manzini. Quella è stata
per me l’esperienza più formativa come attore e poi Andrea, come ti dicevo, era
illuminante. Poi dico grazie al mio amico Antonio Manzini che non si dimentica
mai di me. Siamo amici da 40 anni e lui ha avuto questo grande successo con
Rocco Schiavone e qualsiasi cosa fa, mi propone. Questo non solo perché siamo
amici, ma perché mi stima come attore ovviamente. C’è anche un progetto teatrale
per il prossimo anno, un testo di Manzini con la sua regia, una bella messa in
scena sua. Questi due sono quelli che vorrei ringraziare, però ce ne sono altri.