Umberto Smaila (attore, musicista, autore)       Fai della Paganella 24.6.2020

                                    Intervista di Gianfranco Gramola

Paolo Villaggio? Un grande. Fu lui ad inventare quella frase che poi ho fatto mia: “E adesso, simulate allegria”

 

Io e Umberto Smaila al bar Valarda di Fai della Paganella 

Il suo sito ufficiale è www.umbertosmaila.it  manager Francesco Recco e.mail info@umbertosmaila.it

(bio tratta dal sito ufficiale)

1950-1960
Umberto Smaila nasce a Verona il 26 Giugno 1950. A otto anni esordisce cantando in una operetta nel teatro parrocchiale. A nove anni i genitori, Mary e Guerrino, lo iscrivono ai corsi di pianoforte e recitazione.
1960-1970
È un bambino prodigio, esibendosi in concerti di una certa difficoltà. Si iscrive al Liceo Classico di Verona, dove conosce quelli che saranno i suoi compagni di tutta una vita: Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno. Suona nelle Band dell'epoca del Beat. Recita anche nella Filodrammatica della scuola.
1970-1980
Nascono i "Gatti di Vicolo Miracoli". Abbandonati gli studi universitari, debutta al "Derby" di Milano con Cochi e Renato, Paolo Villaggio e Enzo Jannacci. Nel 1977 arriva il grande successo televisivo di "Non Stop" con Troisi, Verdone, Gaspare e Zuzzurro e Nuti e i Giancattivi. Nel '79 e '80 due grandi successi cinematografici: "Arrivano i Gatti" e "Una vacanza bestiale", dove esordisce colui il quale era stato per 5 anni il tecnico delle luci del gruppo: Diego Abatantuono. Nel 1980 arriva anche il disco d'oro, con un milione di copie vendute per "Capito?", la sigla di Domenica In.
1980-1990
Umberto ha scritto tutte le musiche dei "Gatti" e nel 1986 ha composto “È tutto un attimo", grande successo sanremese di Anna Oxa. Dopo ventotto anni questo brano è ancora un evergreen con più di 20 milioni di copie vendute. Dall' 86 al 90 conduce "Colpo Grosso", il più straordinario successo televisivo di quegli anni. Sulle reti Mediaset conduce "Help", "C'est la vie", "Babilonia", per un totale di 2000 apparizioni.
1990-2000
Nasce a Poltu Quatu, in Sardegna il primo "Smaila's ", il locale che rilancerà la musica dal vivo in tutta Italia. Partecipa a "Buona Domenica" con Jerry Scotti e Gabriella Carlucci nel ‘92 e nel '93. Poi "La sai l'ultima?" con Scotti e la Barale fino al '95. Scrive più di venticinque colonne sonore per il cinema: "Soldati", "Il ragazzo del Pony Express", "Sognando la California" ecc. ecc. Quentin Tarantino sceglie una sua musica per il film "Jackie Brown".
2000-2010
Smaila partecipa a quattro edizioni di "Buona Domenica" con Maurizio Costanzo e a decine di "Maurizio Costanzo Show ". Nascono nuovi "Smaila's" : a Sharm el Sheikh, ad Aprilia, ecc. ecc. Come attore è protagonista del film di Alessandro Benvenuti "I miei migliori amici" e a "I Mitici" di Carlo Vanzina di cui compone anche la colonna sonora.
2014.....
Oggi Umberto Smaila ha tagliato il lusinghiero traguardo di 5000 concerti in tutta Italia e all'estero. Sono nati nuovi "Smaila's" a Gallipoli a Porto Rotondo, sulle navi Grimaldi per la Spagna. Spesso lo accompagna, con grande bravura, suo figlio Rudy, che segue con impegno le orme del padre.

Intervista

Umberto, quali sono i progetti per questa estate?

Ho ripreso giovedì scorso, ossia il 18 giugno. Ho fatto il mio primo spettacolo dopo tre mesi e mezzo abbondanti di quarantena, in un locale di Milano dove suonavo tutti i giovedì, prima appunto della chiusura. Si chiama Parioli ed è un ristorante lounge, con musica dal vivo. L’ultima serata l’ho fatta alla fine di febbraio. Quindi il ritorno alla normalità è stato questo spettacolo giovedì scorso, è andato molto bene perché il locale era strapieno di gente, abbiamo cercato di mantenere le distanze per quanto possibile, perché con la musica ad un certo punto qualcuno si è improvvisato ballerino, ballando sui tavoli. Adesso ho un’altra esibizione giovedì prossimo e dopodomani vado ad inaugurare con un mio spettacolo il “Smaila’s Blanca Beach” di Tropea, in Calabria. Poi il 30 ho una cosa che non ho mai fatto, cioè un concerto in streaming, praticamente da casa mia farò uno spettacolo per una società che me lo ha chiesto. Faccio delle canzoni e loro mi guarderanno. E’ la prima volta che faccio una cosa del genere, però devo dire che durante il periodo della quarantena mi sono allenato moltissimo a cantare e suonare in casa. Ho suonato tantissimo e sono arrivato a 72 canzoni registrate. Arrivo fino a 100 poi mi fermo.

Nella tua carriera sei arrivato a fare 5000 serate, fra l’Italia e all’estero. Avresti mai pensato ad un traguardo del genere?

No, anche se è dovuto anche ai molti anni di carriera, non avrei mai immaginato però che con il mio mestiere sarei arrivato a fare l’intrattenitore, perché prima ero cabarettista con i Gatti di Vicolo Miracoli, poi ho fatto l’attore, poi il compositore di musica. Questa è stata un po’ una sorte che mi è stata indicato dal destino. E’ un grande piacere, perché in questa mia  attività, metto dentro tutte le mie esperienze, il mio bagaglio artistico. Il mio non è mai uno spettacolo uguale all’altro, non è un format definitivo. Se vengo a Molveno, sicuramente avrò modo di parlare di orsi, di caprioli e altro.

Se la tua carriera artistica nello spettacolo fosse andata male, avevi un piano B?

Non ne ho idea. Difficile pensare a qualcosa di diverso. Io comunque suonavo il pianoforte e avevo fatto una scuola di teatro. Forse avrei potuto fare altro, ma sempre legato all’ambiente dell’arte, magari avrei fatto pianobar.

Hai mai pensato di scrivere un libro sulle tue esperienze artistiche?

Si, c’ho pensato più di una volta, ma ti dico la verità, ho sempre rimandato perché ogni giorno, aprendo il giornale, mi sono accorto che ognuno scrive una biografia e la cosa mi ha demoralizzato molto. L’ultima in ordine è stato il mio portiere, chiaramente è una battuta. Addirittura qualcuno ha scritto la terza biografia, Francesco Totti addirittura la quarta. Cos’ha ancora da raccontare Totti più di quello che ha fatto giocando in campo e avendo già scritto tre biografie? Quindi vado un po’ con i piedi di piombo, però ti dico che sono abbastanza vicino a questo nuovo progetto. Mi sono promesso di farlo con un mio amico giornalista veronese che scrive su Libero e che si chiama Francesco Specchia. Non so quando ma lo farò, ma come dice il proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

Nella tua carriera sono state più le soddisfazioni o le amarezze?

Amarezze, no. Io sono uno che del mio lavoro non ho fatto né una crociata, né una ragione assoluta della mia vita. Per lavoro intendo la carriera, perché è il lavoro quello che mi interessa. Mi sono reso conto negli anni, arrivando all’età dei 70 anni, che le cose più importanti sono altre. A cosa serve avere una carriera meravigliosa, essere ricco, se poi nell’ambiente famigliare hai delle cose storte, se devi affrontare delle operazioni chirurgiche, se non vai d’accordo con gli altri e hai problemi vari. Quindi ho indirizzato il mio percorso verso questo ambito e la cosa mi ha ripagato.

Ti piace Fai della Paganella, vero?

Io vivo qui a Fai. Tanti anni fa ho deciso di comprarmi una casa qui, la mattina mi sveglio e guardo la Paganella e sono felice. Fai della Paganella non è Cortina d’Ampezzo, non è Saint-Tropez, ma è un paesino  simpatico, fatto di brava gente, di paesaggi meravigliosi, dove si mangia bene spendendo poco, dove c’è dell’ottimo vino Teroldego della piana Rotaliana, mi rende felice. Questo è un po’ il mio spirito e godo molto di questo e questo rispecchia un po’ quello che sono io. Per me stare qui, al bar Valarda, farmi un aperitivo e fare due chiacchiere, è qualcosa di incomparabile e quindi spero di passare tanti compleanni (26 giugno) in questo modo e in questo paese. I miei famigliari sono a Milano, ma di solito vengono a Fai con me. Sono molto infelice quando devo partire e lasciare questo posto meraviglioso.    

Ti hanno mai proposto di partecipare a dei reality?

Sono sempre stato contrario.

Anche ai format musicali sei contrario?

Quello potrei farli come giudice.

Come Diego Abatantuono.

Ma lui ha una produzione che si chiama Colorado e quindi per lui è molto più semplice. Io potrei fare il giudice musicale, ma fino ad ora non mi hanno mai interpellato. Comunque quel ruolo un po’ mi spaventa, cioè il diventare una persona poco simpatica e quindi stare sulle balle a qualcuno perché come giudice non condividi. Per cui non lo so. Ti dico la verità, queste domande sono sempre subordinate ad un fatto venale, cioè adesso ti dico di no, ma se arriva un assegno consistente, cambio idea. Noi dello spettacolo siamo un po’ dei bugiardi.

Concita De Gregorio  ha criticato il tuo programma “Colpo Grosso”. Come hai reagito alle sue critiche?

Io non appartengo a quella parrocchia per cui è normale che lei facesse così. E’ nel partito che c’è adesso, quel famoso del “politic correct”, dal quale tengo le distanze in maniera assoluta. Io sono “politic discorrect” (risata). Non me ne importa niente, vado per un’età importante e non mi importa dire questo o  quello. Alla De Gregorio, che era la direttrice dell’Unità all’epoca, questa dichiarazione non le ha portato fortuna perché l’Unità è andata in malora e ha chiuso. Quindi bisogna stare attenti a parlare male di me (risata). Devo dire che è stata un po’ ridicola la cosa, oltretutto lei ha coinvolto anche Antonio Ricci, che si è incazzato come una bestia perché lei ha dato la colpa a me e a Drive In. Quindi Ricci non è stato zitto e le ne ha cantate. Quello era un periodo dove c’era un’Italia diversa, più spensierata e per qualcuno anche superficiale. Se si vive bene, perché condannare? Per quanto riguarda poi la critica, non esiste. Io ho conservato degli articoli di Oreste Del Buono e Beniamino Placido, tutti e due defunti, ma all’epoca uno era il critico televisivo di repubblica e l’altro era il critico televisivo del Corriere della Sera, che raccontarono le lodi in maniera molto intelligente, da  quei grandi fenomeni che erano della carta stampata. Quindi di fronte ad una normalissima Concita De Gregorio, posso sempre riportare quella controparte.

Un domani come vorresti essere ricordato?

Innanzitutto il più tardi possibile (risata). Vorrei essere ricordato come un bravo uomo, una brava persona. Io non ho mai messo piede in questura, ho sempre cantato sul palco, ma mai in questura. Tornando alla tua domanda, vorrei essere ricordato come una brava persona che ha dedicato una vita alla famiglia e anche al lavoro nel mondo dello spettacolo. Magari se potessero fra le varie cose, ricordare che sono stato un buon musicista, nell’aldilà mi farebbe piacere.    

Due parole su alcuni personaggi che hai conosciuto o coi quali hai lavorato insieme.  Mike Tyson?

Ha mangiato non so cosa, ma con tanto aglio e nella foto che ho fatto con lui, stavo svenendo.

Ma perché sei allergico o perché non ti va l’aglio?

Aveva mangiato un  chilo di aglio, quindi aveva un alito terrificante. Per il resto era molto simpatico, anche se la presentazione era molto diversa. Mi avevano detto di stare attento a lui. Io sono come il pifferaio di Hamelin e ad un certo punto abbiamo cominciato a cantare  e lui è stato molto bravo.

Mickey Rourke?

L’ho conosciuto a New York, perché lui andava spesso a mangiare da Cipriani. Poi siamo  andati insieme in discoteca e abbiamo fatto notte. Il giorno dopo l’ho visto e gli ho detto: “Mickey, abbiamo passato una bella serata, io sono tornato a casa alle 5”. “Io alle 10” mi ha risposto. Poi è venuto a pranzo con me a Milano e aveva un posto vuoto accanto a lui per il suo cagnolino, che aveva un posto fisso a tavola.  Questo per dirti che tipo curioso che era, ma se tu lo sai prendere, è una persona fantastica.

Mike Bongiorno?

Era l’opposto di quello che tutti abbiamo pensato che fosse. Pensavamo che fosse un ragioniere, dal comportamento ortodosso e puntuale. Invece era un ritardatario ed era quello che aveva un frasario anche un po’ volgarotto se vogliamo. Era il contrario di quello che appariva. Era bravissimo a creare questa immagine. Mi ricordo il “dottor No”, il signor Pellegrini che ha detto: “Per tutta la vita mi ha fatto impazzire. Abitava in via Giovanni da Procida, che è a 600 metri dalla Rai e tutte le sere prima della trasmissione ero lì che stavo tremando perché arrivava sempre in ritardo. Il tempo utile di scendere le scale, mettersi il microfono e dire ALLEGRIA. Io morivo di  ansia”. Poi fumava 4 avana al giorno, quindi un grande fumatore di sigari. Ad una serata ad Arcore, da Berlusconi, non ricordo a che evento, ad un certo punto Mike si è sentito poco bene. Aveva una colica o aveva preso freddo, non ricordo. Sapendo che anch’io fumavo sigari, mi guardò e mi disse: “So che ti piacciono i sigari, prendi questo, è un COHIBA, te lo regalo. Sai come fumarlo? Stai attento, non accenderlo così, ma passa la fiamma su tutto il sigaro”. Insomma  mi ha rotto i co…ni con questo sigaro (risata). Questo, nonostante stesse male e mentre usciva, davanti a tutti, mi disse: “Smaila, mi raccomando il sigaro”. Era un personaggio incredibile. 

Giorgio Faletti?

Un amico. E’ nato nel periodo de I Gatti di Vicolo Miracoli. Lui faceva parte di un gruppo del quale non ricordo il nome e lavorava al Derby di Milano e d era un bravo cabarettista,  poi ad un certo punto ha avuto un grande successo facendo alcuni personaggi come il poliziotto Vito Catozzo e la suora Suor Daliso. Lui è nato artisticamente in una televisione di Milano che si chiamava Antenna 3 e lì c’eravamo anche noi, c’era Massimo Boldi, Teo Teocoli, Ric e Gian e tanti altri. Ci frequentavamo e a lui piaceva molto cucinare. Poi ha cominciato a scrivere libri e io li ho letti tutti. Appena uscivano, li leggevo e poi lo chiamavo per dargli il mio giudizio. Purtroppo l’ultimo libro me l’ha dato la sua compagna. La sua morte è stata molto prematura.

Paolo Villaggio?

Era uno che è riuscito a far credere a tutti di essere generoso, senza esserlo. Era un approfittatore ed era uno che andava sempre al risparmio (risata). Si faceva sempre ospitare, se c’era qualche cosa dove non si pagava, era sempre il primo. Poi era un uomo coltissimo, infatti andavo molto d’accordo, perché modestamente io qualche argomento ce l’ho, perché ho letto parecchio, ho ascoltato tantissima musica e mi piace molto confrontarmi su tematiche di letteratura. Era un genio della comicità sicuramente. Se fosse qua adesso, starebbe con noi e ci sarebbe da divertirsi. Io amo i grandi, quelle persone integre, semplici, umili e intelligenti. Purtroppo viviamo in un’epoca dove gli avanzi di “sterco” si danno importanza, quando un Villaggio era un grande. Lasciamo perdere la maschera di Fantozzi. Lui veniva a sentirmi a Poltu Quatu, naturalmente arrivava sempre tardissimo. Alle fine dello spettacolo, mi metta  una mano sulla spalla e mi diceva: “ Umberto, canteresti per me What a wonderful world?”. Gli piaceva tantissimo la canzone di Louis Armstrong. Poi fu lui ad inventare quella frase che poi ho fatto mia: “E adesso, simulate allegria”. Un grande.