Beppe Carletti (musicista e fondatore dei Nomadi)
Novellara (Reggio Emilia) 18.8.2026
Intervista di Gianfranco
Gramola
“Molti fan ci amano veramente e lo dimostrato persone
che fanno tanti chilometri e prendono le ferie per seguire noi, che non è roba
da poco”

Beppe Carletti, all’anagrafe Giuseppe, nasce a Novi di
Modena il 12 agosto del 1946. Si appassiona alla musica fin da bambino, oltre
alle tastiere suona anche il pianoforte, la fisarmonica, l’organo Hammond e il
sintetizzatore. A 16 anni insieme agli amici Augusto Daolio, Franco Midili,
Leonardo Manfredini, Gualberto Gelmini e Antonio Campari fonda il gruppo dei Nomadi,
nato dal precedente, i Monelli. Francesco Guccini scrive anche molti brani per
loro. La band ha come trascinatore, cantante e compositore Augusto Daolio e si
impone subito come un gruppo capace di fondere musicale beat, folk, rock, pop
per dare il via a canzoni appassionate che hanno fatto la storia della musica
italiana come Io vagabondo del 1972. I Nomadi riescono a dare vita ad album
meravigliosi, cambiando spesso genere ma mai la loro essenza, sia prima che dopo
la scomparsa del loro frontman. Beppe
Carletti a oggi è l’unico membro della
band dell’iniziale formazione del 1963, anno della fondazione. Nel 1968
partecipa all’incisione del 45 giri Il bello/Un altro giorno è andato,
dell’amico Francesco Guccini. Nel 1972 con lo pseudonimo di Nemo, incide due 45
giri da solista: 20.000 leghe/000.02 ehgel e 20.000 leghe/Wild Thing. Questi
dischi vendono oltre 120mila copie, ottenendo uno straordinario successo. Ed è
così che il suo gruppo per un periodo, per sfruttare questo ampio consenso del
pubblico, decide di pubblicizzarsi con i nomi I
Nomadi e Capitan Nemo. Nel febbraio del 2005 è nominato Cavaliere della
Repubblica Italiana dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Il 22 novembre del 2011
pubblica il suo primo album da solista composto solo da brani strumentali
intitolato L’altra metà dell’anima. Il secondo arriva undici anni dopo nel 2022
dal titolo Sarà per sempre. Beppe Carletti si impegna sempre in campagne
umanitarie come quelle in Vietnam e in Cambogia per la costruzione di una casa
d’accoglienza per bambini e dove le ragazze e le bambine vittime di
prostituzione minorile vengono aiutate. Il 25 giugno del 2012 è promotore del
Concerto per l’Emilia Romagna per i terremoti che colpiscono la sua amata
regione. Inoltre promuove anche il concerto benefico del 19 agosto 2009 su idea
di Zucchero Fornaciari in seguito al disastro ferroviario di Viareggio.
Intervista
Da qualche giorno è scomparso Francesco Guccini.
Come l’hai conosciuto e com’è iniziata la vostra collaborazione?
Ci siamo conosciuti nel ’66, a Modena, grazie al
nostro produttore Dodo Veroli. La collaborazione è iniziata perché lui ci ha
dato delle musiche scritte con un bel po’ di canzoni su musicassetta come “Dio è
morto – Per fare un uomo – Noi non ci saremo” e noi le abbiamo suonate. E’ stata
una collaborazione molto bella, onesta, sincera senza nessun interesse
particolare. E questa è stata la formula che ha continuato a tenerci legati e
con una stima reciproca. Io sono molto felice di averlo conosciuto e condiviso
con lui delle cose belle e interviste simpatiche. Tanta roba insomma.
Com’è nato il
nome del vostro gruppo “I Nomadi”? Di chi è stata l’idea?
Era il ’62 e ho letto su un settimanale che c’era un
complesso che si chiamava i Nomadi e si era appena sciolto e mi sono detto che
questo nome lo potevo usare io per il nostro complesso. E’ stato un nome
azzeccato nel senso buono della parola.
I Nomadi dopo tanti anni sono molto amati. Qual è
il segreto del vostro successo?
Il nostro successo sicuramente è dovuto alle nostre
canzoni che abbiamo interpretato a partire dal ’66 con la canzone “Come potete
giudicar”. Le canzoni, la musica e i testi sono molto importanti. Noi siamo
rimasti li stessi dal punto di vista musicale, anche se del gruppo iniziale sono
rimasto solo io ma il modo di fare e il modo di essere non è cambiato. I Nomadi
sono i Nomadi in mezzo alla gente, come sul palco. Noi viviamo in mezzo alla
gente e non ci sentiamo meglio di chi sta sotto il palco. Noi ci mettiamo alla
pari, quindi non è che abbiamo cose particolari per cui dobbiamo vantarci di
essere più belli o più bravi.
Mi racconti com’è nata la tua passione per la
musica? Avevi musicisti in famiglia?
No, nessun musicista in famiglia. A casa mia non c’era
nessun strumento e neanche la radio. La passione è nata così, per caso.
Tamburellavo sul tavolo, sul manto della scala. Eravamo in affitto e la padrona
della casa sentendomi disse: “Ma io lo voglio portare a scuola di musica questo
ragazzo” e mia madre ha voluto portarmi lei. Lei mi ha portato a scuola da un
maestro di Modena che mi ha insegnato la musica e devo dire che mi ha insegnato
bene. Con il tempo è stata una grande soddisfazione per me, per essermi
impegnato a nove anni a studiare la musica e a suonare, non sapendo neanche l’abc
della musica.

Con quali artisti di riferimento sei cresciuto? Chi
sono stati i tuoi miti?
Andiamo indietro molto, andiamo nel ’63 e quindi ai
cantanti che andavano di moda allora. I Beatles, i Rolling Stones sono stati
chiaramente la chiave che ci hanno aperto la porta al mondo della musica. Sono
stato anche fortunato perché ho incontrato dei colleghi di palco che hanno
condiviso con me le esibizioni che facevamo. Adesso noi Nomadi siamo in 25
persone che lavorano, che non sono poche. Bisogna riuscire a trovare sempre
l’equilibrio giusto e devo dire sono stato anche fortunato. Certo che uno che
vede suonare i Nomadi sa che sono i Nomadi, cosa fanno, quindi non può essere
una sorpresa, non può pensare neanche di poter rivoluzionare tutto perché non
glielo permetterei.
Com’è nata la scelta del tuo primo strumento, la
fisarmonica?
Io non sapevo neanche cos’era la fisarmonica, non ne
avevo vista neanche una in vita mia. Mi ricordo che quando sono stato da quel
maestro di Modena, mi chiese quale strumento mi piacerebbe suonare. Io dissi che
non lo sapevo. Io avevo visto quelli della banda, ma gli strumenti della banda
non mi affascinavano e allora lui mi disse: “Suona quel strumento lì, si chiama
fisarmonica e dopo puoi passare al pianoforte”. Io ho ascoltato il maestro, se
lui mi avesse detto di suonare il violino, avrei suonato il violino.
Ci sono stati dei fan che hanno fatto pazzie per
vedervi, per ascoltarvi?
Si, ma lo fanno anche adesso. Girano l’Italia insieme
a noi. Noi abbiamo sempre amato il nostro pubblico e l’abbiamo sempre rispettato
e loro hanno fatto altrettanto con noi. Ci amano veramente e lo dimostrato
persone che fanno tanti chilometri e prendono le ferie per seguire noi, che non
è roba da poco.
Con Augusto Daolio siete stati anche autori delle
vostre canzoni. Qual era il vostro metodo di comporre?
Augusto pensava ad un testo e mi diceva: “Che ne dici
se scriviamo una canzone che parla di questo o di quello”. Lui veniva con il
testo e noi insieme al produttore costruivamo la canzone in quello che Augusto
pensava e che gli sarebbe piaciuto interpretare, perché alla fine la faccia ce
la metteva lui. Quindi bisognava anche condividere sia il testo che la musica.
E’ vero che a Catania siete stati presi a sassate
per via della canzone Dio è morto?
Non sassi, erano sassolini altrimenti ci ammazzavano
(risata). I sassolini sul palco ce li hanno tirati perché cantavamo Dio è morto.
Non avevano mai sentito quella canzone perché la Rai non la trasmetteva, dopo ha
cominciato a trasmetterla la radio vaticana ma appena uscita non la trasmetteva
nessuno perché Dio è morto faceva un po’ pensare. Le persone credenti chissà
cosa pensavano cosa volessimo dire con quel testo. In fondo è una canzone di
speranza alla fine, una canzone che la dice lunga su tante cose ed è
attualissima anche adesso. I Nomadi hanno sempre fatto una scelta di canzoni non
riguardo alla moda che andava in quel momento, ma canzoni che sono sempre
attuali. “Dio è morto” è stata incisa nel ’67, ha 50 anni e ha ancora una
potenza che fa paura. Come tante nostre canzoni, anche quelle cosiddette
commerciali, come “Io vagabondo – Un pugno di sabbia” sono canzoni che la gente
ascolta molto volentieri anche adesso ed è un piacere.
A Novellara hanno fatto un murale dedicato ad
Augusto Daolio che però non è stato gradito da tutti. C’è ancora e perché tante
critiche?
Certo che c’è ancora, ma non capisco chi non l’ha
apprezzato. Un comune che ha pensato di fare un murale ad Augusto mi sembra una
bella cosa, un bell’omaggio all’artista. Lui ha dato visibilità a Novellara come
paese. Lui è stato un grande artista, poliedrico, cantava, scriveva testi,
dipingeva, scriveva poesie, era uno che poteva dare ancora tanto, perché è morto
a 44 anni.
Oltre alla musica, Augusto dipingeva e scriveva
poesie. Tu hai delle passioni?
Io no, non ho le passioni che aveva Augusto. Io sono
portato per fare altre cose, porto avanti i Nomadi pensando a cosa possono fare
domani, a quello che hanno fatto ieri, insomma cercando tante cose da fare. Io
non sono un’artista, un pittore o scrittore come lo era Augusto. Non ho mai
pensato a scrivere testi, qualche parola si, ma l’idea veniva sempre ad Augusto.
Io potevo cambiare qualche parola, se la parola non mi sembrava consona ai
Nomadi, ma le ho sempre prese con la lente d’ingrandimento.

Cosa ne pensi della musica dei giorni nostri?
Non so come va all’estero, ho dei dubbi che sia come
qua in Italia. Adesso vedo che vendono dei dischi di 30 anni fa, degli LP. Io
non credo che fra 20 anni si venda dei dischi della musica che fanno adesso, ho
dei dubbi. E’ un momento molto particolare per la musica, ora c’è l’auto-tune,
quindi se sei stonato puoi cantare. Una volta se tu eri leggermente stonato la
Rai non trasmetteva la tua canzone. Una volta c’era un pochino più di selezione,
perché adesso molti cantanti cantano con l’auto-tune.
La musica può essere terapeutica secondo te?
Sicuramente. Non dico solo la nostra, ma la musica in
generale può aiutare veramente tanto. Lo dico perché l’hanno detto anche i
dottori che la musica fa bene. Quando non stai bene ti dicono di ascoltare
musica o di suonare che fa bene, che è terapeutica. La musica è uno strumento
incredibile, inoltre la musica ti fa anche sognare e sognare in fondo non costa
niente.
Un domani come vorresti essere ricordato?
Come quello dei Nomadi, ne più ne meno.