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Elisabetta Sgarbi ( regista - scrittrice ed editor letteraria )
Milano
7. 9. 2004
intervista di Gianfranco Gramola
La doppia vita di una manager culturale
Elisabetta Sgarbi è Direttore Editoriale della Bompiani. Ha
curato la pubblicazione di Ressurga la tumba di Pietro Andrea de'
Bassi (1986), del Frasario essenziale di Ennio Flaiano e degli
Scritti
dispersi di Alberto Savinio (1989). Nel 1994 ha pubblicato la prima
edizione al mondo di Ladro di sguardi, volume che raccoglie le
fotografie scattate da Stanley Kubrick per la rivista "Look "
tra il 1945 e il 1949.
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Tra gli autori italiani ha pubblicato, tra gli altri: Carmelo
Bene, Enrico Ghezzi, Alain Elkann, Sandro Veronesi, Edoardo Nesi e per
la narrativa straniera Hanif
Kureishi, Michael Cunningham, Michel Houellebecq, Amin Maalouf, Tahar
Ben Jelloun e il best seller mondiale Paulo Coelho. Nel 1999 ha scritto , insieme al
fondatore dei Momix, Moses Pendleton,
il libro-intervista Salto di gravità. Nello stesso anno ha esordito alla regia.
Nell'aprile del 2001, su commissione del Teatro Strehler di
Milano, realizza due cortometraggi teatrali per la rubrica Backstage, da
Otello di Eimuntas Nekrosius e da Tre variazioni della vita
di Yasmina Reza, mentre nell'agosto del 2001 ha realizzato
un documentario intitolato Belle di notte (2001), attore il regista Luciano
Emmer in dialogo con Vittorio Sgarbi.
Nello stesso mese ha collaborato alla regia di un documentario di
Luciano Emmer intitolato nostalgia
su Balthus, prodotto da Palazzo Grassi e dalla Rai, e ha realizzato un
video con Federico Pizzo intitolato Wainer
, sul pittore Wainer Vaccari. Nel 2002 realizza La
Notte che si sposta - Gianfranco Ferroni , su richiesta di Arialdo Ceribelli, curatore delle sue opere. Il
mediometraggio è stato presentato alla 59ª Mostra
Internazionale d'Arte Cinematografica Biennale di Venezia,
nella sezione Nuovi Territori
e sempre nel 2002, realizza due cortometraggi in 35 mm: Rue
de Varenne e Quando
comincia la notte Quando
comincia la notte ,
da un testo di Hanif
Kureishi.
di Eimuntas Nekrosius e da Tre variazioni della vita di Yasmina Reza, mentre nell'agosto del 2001 ha realizzato
un documentario intitolato Belle di notte (2001), attore il regista Luciano
Emmer in dialogo con Vittorio Sgarbi.
Nello stesso mese ha collaborato alla regia di un documentario di
Luciano Emmer intitolato nostalgia
su Balthus, prodotto da Palazzo Grassi e dalla Rai, e ha realizzato un
video con Federico Pizzo intitolato Wainer
, sul pittore Wainer Vaccari. Nel 2002 realizza La
Notte che si sposta - Gianfranco Ferroni , su richiesta di Arialdo Ceribelli, curatore delle sue opere. Il
mediometraggio è stato presentato alla 59ª Mostra
Internazionale d'Arte Cinematografica Biennale di Venezia,
nella sezione Nuovi Territori
e sempre nel 2002, realizza due cortometraggi in 35 mm: Rue
de Varenne e Quando
comincia la notte Quando
comincia la notte ,
da un testo di Hanif
Kureishi. Nel Dicembre del 2002, ha
realizzato un cortometraggio su Carmelo Bene,
intitolato Io vivo in questo suono. E' la tua voce. Sempre nel 2002,
Elisabetta Sgarbi ha inoltre girato il back-stage del film di Luciano
Emmer L'acqua, il fuoco e La conversazione amorosa, con Luciano Emmer e la scrittrice
francese Alice Ferney. Nel 2003, realizza Belle di notte, una versione di 33' del film (quasi) omonimo
del 2001. Nel corso del 2003, Elisabetta Sgarbi realizza il mediometraggio
Fantasmi di voce, un film sul pittore Antonio Stagnoli e sempre nello stesso anno, ha girato il mediometraggio
L'amore lontano, tratto da un testo dello scrittore Amin Maalouf. Nel
2003 ha girato Nel castello del Catajo e l'anno dopo I templi del
sole e della luna. Sempre nel 2003 ha realizzato la seconda parte delle
conversazioni letterarie con Luciano Emmer ed Erica Jong. Come attrice
ha recitato in Fummo e nella sigla grafica del Future Film
Festival 2000, entrambi di Antonio Rezza e Flavia Mastrella (1999), in
Scarp di Antonio Rezza (realizzato con Elisabetta Sgarbi, 2', 2000), Se(t)te, L'isola del tesoro, in
Immoto di Antonio Rezza (2'30", 1999) con il quale ha anche collaborato al
montaggio, in Delitto sul Po di Antonio Rezza e Flavia Mastrella,
nato da un suggerimento di Elisabetta Sgarbi. Ha inoltre partecipato al film di Luciano Emmer
L'acqua... il fuoco (gennaio 2003) e al film Perduto amor di
Franco Battiato (maggio 2003). A partire dal 2 di febbraio è in onda su
rai sat show alle 22.45 il programma la milanesiana 2002 da lei diretto
in 14 puntate.
ha detto:
- Mi sono dovuta laureare in Farmacia
perché ho due genitori farmacisti e per una legge feudale si tramanda
la titolarità al figlio laureato altrimenti la farmacia va a concorso.
- Mi chiedono se faccio uso di
sostanze strane, ma non bevo e non fumo neanche.
- La chimica non mi piaceva e tutto
ciò che non mi piace io devo combatterlo.
- Un mio maestro è Enrico Ghezzi. Mi
piacerebbe scrivere come scrive lui, mi piace il suo modo di raccontare.
Saggismo con fughe nella narrativa.
- Per il mestiere che faccio ho un
grande rispetto per la parola. Volevo venisse fuori. E per timidezza ho
sentito che era meglio nascondermi dietro le immagini, dietro la
cinepresa.
- Ormai dialogo con le statue più
che con le persone.
curiosità
-
Da cinque anni è direttore artistico del festival La Milanesiana
Letteratura Musica Cinema.
- E' sorella del Prof. Vittorio
Sgarbi.
-
Per contatti: Elisabetta Sgarbi
c/o
Bompiani, Via Mecenate 91, 20123 Milano.
intervista
E' indaffarata nei preparativi
della manifestazione " La Milanesiana" e mi concede
l'intervista solo via e-mail.
Quando è stata
a Roma la prima volta e come ricorda l'impatto?
Mi sembra di essere stata sempre a Roma, perché ho
imparato ad amarla attraverso i libri d’arte, una guida indispensabile per vedere in modo
diverso la stessa realtà, moltiplicata dalla forza
dell’immaginazione.
Attualmente com'è il suo rapporto con Roma?
Ci vado spesso per lavoro, e non solo. Milano-Roma è un ponte
obbligato per me.
E il suo rapporto con la cucina romana?
Mi piacciono i carciofi alla romana, per il gusto delicato e al
tempo stesso pungente di questo antico piatto.
C'è un angolino romano che ama particolarmente?
Forse certi scorci di chiese, in un orizzonte visivo in cui entrino
i pini marittimi, il che mi riporta ai paesaggi descritti da Goethe nel suo
“Viaggio in Italia”. Ma soprattutto amo il Tempietto del Bramante,
al Gianicolo, la cui struttura circolare rappresenta il vertice di un
classicismo già aperto all’inquieta ricerca del manierismo, e la casa
in via dei Cerchi, che Gianfilippo Usellini, nel 1947, ha fissato emblematicamente (surrealisticamente) in un suo quadro, rinominandola
come “Casa degli amorini”.
Cosa prova nel tornare a Roma dopo una lunga
assenza?
Un senso di tempo ritrovato, per dirla con
Proust.
Come vede i romani?
In genere non formulo commenti su queste tipologie. Troppo
generiche, e la genericità è il massimo peccato umano.
Qual'è, secondo lei, il fascino di Roma?
La sua decadenza e le sue stratificazioni che si sommano.
Quale
Roma butterrebbe?
Una certa Roma caciarona, bottegaia, estranea al vero spirito della
romanità, che è invece propizio all’espansione della libertà e
delle potenzialità individuali, sempre secondo quell’archetipo di cui
dicevo prima.
In quale Roma del passato le sarebbe piaciuto vivere e nelle
vesti di quale personaggio?
Nella Roma del Caravaggio, credo: decadente, notturna e inquietante.
Come vive la Roma by night?
Non la vivo.
Nei momenti liberi in quale zona di Roma ama rifugiarsi?
Ritorno spesso nella casa di Carmelo Bene in via Aventina e all’Eur
che mi ricorda Tresigallo e le fiabe surreali di Diego Marani. E poi in via
dell’Anima, dove abita mio fratello.
Qual’è stata la sua più gran soddisfazione nel campo
artistico?
Essere riuscita a coniugare la passione per l’editoria a quella
per il cinema. E’ un risultato raro, forse “inattuale”.
E delusione?
Mi sento delusa ogni volta che un’idea buona si scontra, e poi
fallisce, con le esigenze commerciali, a volte o spesso in contrasto, appunto, con
lo spessore di tale idea. Mi piacerebbe che si scontrasse solamente, senza
fallire.
Quali sono le sue ambizioni?
Ho già risposto, credo.
Lei ha fatto molti cortometraggi, clip, documentari, l'attrice,ecc... Ma com'è nata la passione per il mondo
cinematografico?
Guardando i film del passato, comprendendo che il gusto
dell’immagine era già connaturato al mio essere, pubblicando sceneggiature, vedendo
fuoriorario, il cinema e i corti di Antonio Rezza.
Ma i suoi genitori che futuro sognavano per lei?
Non saprei. Ma non penso siano scontenti di ciò che ho fatto.
Lei ha lavorato con Luciano Emmer. Quali sono state le sue
impressioni?
Emmer è un Maestro assoluto, un sopravvissuto allo scempio della
cultura internazionale perpetrato dal consumismo. E’ un puro, una specie di
monaco laico. Mi ha insegnato molte cose, anche con la sua sola presenza.
La cosa più brutta o cattiva che hanno scritto su di lei e che
le ha dato fastidio?
Ho superato questa fase. Io vado per la mia strada, diritta come un
fuso, e chi mi ama mi segua pure.
Qual’è stato il complimento più bello che ha ricevuto e da
chi?
Apprezzo i complimenti genuini e disinteressati. E poi mi piace una
cosa che mi ha detto un redattore storico della Bompiani. Si chiama Claudio
Bonamore. La cosa non la dico.
Ha mai pensato di mollare tutto e di cambiare mestiere?
Perché avrei dovuto pensarlo?
Quali erano i suoi idoli da ragazza?
Le bambole. Più tardi, Audrey
Hepburn.
Quando non lavora quali sono i suoi hobby?
Sono un filosofo del cioccolato, ho in animo di elaborare una teoria
metafisica in merito.
Un suo pregio e un suo difetto?
L’entusiasmo, nei due sensi.
Qual’è il suo tallone d'Achille?
Ettore.
Cosa ne pensa della battaglia contro il fumo?
I fumi del pensiero mal diretto fanno peggio del tabacco.
Che rapporto ha con la Fede?
Sono agnostica. Ma se c’è un Dio, lui vede e sa.
E con il denaro?
Uno strumento buono o cattivo, a seconda dell’uso che se ne fa.
Quali sono le sue paure?
Ne ho tante, ma riesco a dominarle. Mi piace sfidare la paura. Come
in un quadro, ancora di Usellini, intitolato “La paura della paura”.
Ha dei complessi?
Non ricordo.
Chi butterebbe dalla torre?
Distruggerei la torre, è un giochetto cretino.
Ha un sogno nel cassetto?
Si, non aver più sogni nel cassetto. Mi sto preparando per
realizzarlo, ma ci vorrà tempo.
A chi vorrebbe dire "grazie"?
A chi fa un tratto di strada con me senza chiedere niente.
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