Mara Santangelo (ex tennista, speaker, coach e autrice)  Cavalese (Trento) 15.6.2026

                           Intervista di Gianfranco Gramola

“Lo sport insegna la vita. Ti insegna a vincere senza sentirti superiore e a perdere senza sentirti inferiore. Ti insegna disciplina, resilienza, rispetto e la capacità di rialzarti ogni volta che cadi”

   

Il sito ufficiale è www.marasantangelo.it email marasantangelo27@gmail.com  

Nata a Latina nel 1981, è un ex tennista italiana. Ha conquistato il titolo di Campione del Mondo a squadre (Fed Cup) nel 2006. Nella specialità del doppio si è aggiudicata il Roland Garros e gli Internazionali d’Italia nel 2007. Ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, rappresentando la squadra azzurra. Ha vinto gli Europei di Beach Tennis nel 2009, prima dell’annuncio del suo ritiro dalla carriera agonistica. Il suo best ranking nella classifica mondiale è stato 27a in singolo e 5a in doppio.
Il 24 gennaio 2007 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, le ha conferito l’onorificenza di Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana.
Maestra Nazionale di Tennis e Tecnico Internazionale FIT, Team Manager della squadra azzurra di Fed Cup. Oggi è Presidente della commissione atleti della FIT e rappresentante degli atleti nel Consiglio del CONI.
Ha approfondito tematiche di motivazione, team building con trainer di prestigio nazionale e prestato testimonianza per molte aziende.
Nel 2013 ha pubblicato per Piemme la sua autobiografia: Te lo prometto. E
Match point (Il gioco della vita) è il suo secondo libro.

Intervista

Com’è nata la passione per il tennis? Avevi sportivi in famiglia?

La mia passione per il tennis è nata quasi per caso. Sono cresciuta nell’hotel di famiglia in Trentino, dove c’era un campo da tennis. Da bambina passavo le giornate a guardare gli ospiti giocare e un giorno ho preso una racchetta in mano. Da quel momento non l’ho più lasciata. In famiglia non c’erano professionisti dello sport, ma i miei genitori mi hanno sempre incoraggiata a seguire le mie passioni.

I tuoi genitori che futuro avevano in mente per te?

I miei genitori mi hanno sempre insegnato il valore del lavoro, dell’umiltà e del sacrificio. I miei gestivano l’hotel di famiglia. Credo che desiderassero semplicemente vedermi felice e realizzata, indipendentemente dalla strada che avrei scelto.

Con quali sportivi di riferimento sei cresciuta?

Da bambina il mio idolo era Martina Navratilova. Guardavo le sue partite con mia madre e sognavo un giorno di giocare sui grandi campi del mondo. Più avanti ho ammirato tantissimo Roger Federer per il suo talento, la sua eleganza e il modo in cui rappresentava il tennis dentro e fuori dal campo.

L’impresa sportiva a cui sei molto legata?

Sicuramente la vittoria del Roland Garros nel doppio nel 2007. Ma accanto a quel successo metto anche la Fed Cup vinta con Francesca Schiavone, Flavia Pennetta e Roberta Vinci. Sono stati momenti che porterò nel cuore per sempre perché rappresentano il valore della squadra e dell’amicizia.

Come ricordi il debutto come professionista?

Lo ricordo con emozione e tanta tensione. Quando sei giovane sogni quel momento per anni e poi, quando arriva, capisci che è solo l’inizio di un lungo viaggio. Più che il risultato, ricordo l’emozione di sentirmi finalmente parte del circuito professionistico.

L’avversaria che ti ha fatto più soffrire?

Più che una singola avversaria, la sfida più difficile è stata spesso contro me stessa: contro le paure, i dubbi e soprattutto contro il dolore fisico dovuto alla mia malformazione al piede. Ho giocato gran parte della carriera convivendo con un dolore costante.

Cosa insegna lo sport?

Lo sport insegna la vita. Ti insegna a vincere senza sentirti superiore e a perdere senza sentirti inferiore. Ti insegna disciplina, resilienza, rispetto e la capacità di rialzarti ogni volta che cadi.

Sei favorevole all’aiuto psicologico per gli atleti?

Assolutamente sì. Così come alleniamo il corpo, dobbiamo imparare ad allenare la mente. La preparazione mentale può fare la differenza nei momenti decisivi e aiuta l’atleta a vivere con maggiore equilibrio.

Hai vinto parecchio. Qual è il segreto del tuo successo?

Passione, perseveranza e una grande capacità di non arrendersi. Tante persone vedono i trofei, ma dietro ogni vittoria ci sono migliaia di ore di allenamento, sacrifici e sconfitte.

Di cosa ti occupi attualmente?

Oggi lavoro come coach, organizzo eventi sportivi di tennis, padel e pickleball, collaboro con aziende faccio attività di formazione e mi dedico a progetti benefici e sociali. Cerco di mettere la mia esperienza al servizio degli altri.

Il tuo rapporto con la fede?

La fede è arrivata in modo profondo dopo la fine della mia carriera sportiva. Nel 2010 ho vissuto un’esperienza molto forte a Međugorje che ha cambiato la mia vita. Ho scoperto che Dio non era soltanto una figura lontana, ma una presenza viva e concreta.

Sei devota a qualche santo?

Ho una particolare devozione per la Madonna e mi sento molto legata ai luoghi mariani come Međugorje. Ho sempre avuto anche una grande ammirazione per San Giovanni Paolo II.

Come ti immagini Dio?

Come un Padre amorevole. Non un giudice pronto a condannare, ma un Padre che ci conosce profondamente, che ci ama e che desidera il nostro bene anche quando non comprendiamo ciò che stiamo vivendo.

Che voto ti daresti come cristiana?

Non amo darmi voti. Sono una persona in cammino. Cerco ogni giorno di migliorare, di amare di più e di vivere ciò che il Vangelo insegna. A volte riesco meglio, altre volte meno, ma continuo a camminare.

L’aldilà come te lo immagini?

Lo immagino come un luogo di pace, amore e pienezza. Un luogo in cui finalmente vedremo Dio faccia a faccia e comprenderemo tante cose che oggi ci sfuggono.

Per arrivare a Dio basta la preghiera?

La preghiera è fondamentale, ma credo che Dio desideri anche una relazione autentica con noi. La fede si vive nella preghiera, ma anche nell’amore verso gli altri, nel perdono, nella gratitudine e nelle scelte quotidiane.

Come hai vissuto l’esperienza di Međugorje?

È stata una svolta. Sono arrivata con tante domande e sono tornata con una pace che non avevo mai sperimentato. Mi ha colpito la semplicità della fede delle persone, la forza della preghiera e la sensazione di essere profondamente amata da Dio.

Quante volte preghi in un giorno?

Non esiste un numero, possiamo pregare in ogni momento anche ascoltando la persona o in un atto d’amore. Cerco di iniziare e terminare la giornata con una preghiera, ma durante il giorno parlo spesso con Dio. Per me la preghiera non è soltanto recitare formule, ma vivere una relazione continua.

Ti piace Papa Leone? E Papa Bergoglio?

Ho sempre avuto rispetto per il ruolo del Papa. Ho apprezzato di Papa Francesco la sua attenzione agli ultimi e la sua capacità di parlare anche a chi era lontano dalla fede. Per Papa Leone prego affinché possa guidare la Chiesa con saggezza, coraggio e fedeltà al Vangelo.

Hai scritto due libri. Qual è il messaggio che vuoi lanciare?

Che nessuna caduta è definitiva. Attraverso la mia storia voglio trasmettere speranza. Voglio dire alle persone che anche nei momenti più difficili Dio può trasformare il dolore in qualcosa di bello.

Di cosa hai bisogno per essere felice?

Oggi la felicità per me non coincide con il successo o con i risultati. Sto bene quando vivo in pace con Dio, quando posso condividere tempo con le persone che amo, aiutare qualcuno, praticare sport, viaggiare e sentire che la mia vita ha un significato più grande dei risultati o degli applausi.