Micky Gruber
(coach ed esperta di comunicazione) Egna
(Bz) 16.4.2026
Intervista di Gianfranco Gramola
“Sono
cresciuta con valori solidi: rispetto, responsabilità, impegno e autonomia e
l’idea che i risultati siano una conseguenza della costanza e della capacità
di assumersi la responsabilità delle proprie scelte”

Micki
Gruber nasce e cresce a Bolzano e Verona, studia, vive e lavora a New York e a
Milano. Dal 2006 è Coach, Supervisora e esperta di comunicazione. Come libera
professionista si occupa di Coaching strategico orientato alle soluzioni e
accompagna e sostiene persone e organizzazioni nei loro processi di
apprendimento, di cambiamento e di innovazione, promuove lo sviluppo dei talenti
e delle risorse delle persone, offre orientamento e confronto. Perfettamente
trilingue (italiano, tedesco e inglese), lavora con diverse metodologie con
gruppi e team, con il top management di aziende sia pubbliche che private e
sostiene persone che sono a contatto continuo con cittadini e altre istituzioni.
Lavora in aula con seminari e corsi di formazione e aggiornamento sulle tecniche
della comunicazione efficace, la gestione dei conflitti e la leadership. Partendo
dalle proprie esperienze, prima nel campo della comunicazione e poi di
marketing-manager e responsabile di relazioni pubbliche di una grande azienda,
per Micki Gruber è emersa sempre più l’importanza della comunicazione tra le
persone per creare coesione e avere successo nella vita. Si è avvicinata al
Coaching (conseguendo un master a Vienna), perché è certa che sia uno degli
strumenti più efficaci per il raggiungimento di questi obiettivi, perché è un
modo diverso di guardare alle persone, che si traduce poi in un modo diverso di
trattare con le persone. Da
sempre attenta ai temi femminili, partecipa da anni allo sviluppo e alla
diffusione di progetti di Mentoring per la valorizzazione e l’espansione di
carriere femminili.
Ha
pubblicato il libro “Il Marchio IO”
Intervista
Cosa ti
ha spinto a scrivere il libro “Il marchio 10”, a chi è dedicato?
Il libro
nasce da una domanda che mi accompagna da anni: perché donne preparate,
competenti e con esperienza continuano a sentirsi “non abbastanza”? Viviamo
immerse in modelli e aspettative esterne che ci dicono chi dovremmo essere, ma
raramente siamo invitate a fermarci e chiederci chi siamo davvero. È dedicato
ai miei figli, Greta e Matthäus, che sanno che reinventarsi è una scelta e
anche una grande libertà.
C’è
un messaggio che vuoi trasmettere?
Il messaggio
è un invito alla chiarezza e alla libertà personale. Lavorare sul proprio
marchio IO, fare cioè un percorso di personal branding, significa potersi
liberare dalla ricerca della perfezione, dagli stereotipi e dall’idea di dover
aderire a modelli predefiniti. Non si tratta di diventare qualcun altro, ma di
riconoscere e valorizzare ciò che si è già.
Scriverlo
è stata una tua esigenza personale?
Più che
un’esigenza personale, è stata una presa di posizione. La consapevolezza di sé
non serve solo a sentirsi più sicuri, ma migliora profondamente la qualità
delle relazioni. Quando si è più chiari su chi si è, si comunica in modo più
responsabile e si ascolta in modo più aperto.
Come si
diventa coach ed esperta di comunicazione? Era un tuo obiettivo da sempre?
Il mio
percorso nasce nel marketing e nelle pubbliche relazioni, dove ho gestito
progetti, budget e persone. Nel tempo ho sentito l’esigenza di dare un senso
più ampio a quell’esperienza e ho approfondito con un master in coaching e
solution focused management. Non era un obiettivo iniziale, ma il risultato di
un percorso costruito passo dopo passo.

Hai
scritto nel tuo sito che persone speciali ti hanno regalato ispirazione e
insegnamento. Vuoi fare qualche nome di persone che stimi?
Le prime
figure di riferimento sono state naturalmente i miei genitori. Successivamente,
gli incontri fatti in contesti diversi, anche internazionali come New York e
Milano, hanno avuto un ruolo importante. Più che singoli nomi, sono stati i
confronti e le esperienze a lasciare il segno.
I tuoi
genitori che futuro avevano in mente per te?
Forse
immaginavano per me un percorso più tradizionale. Tuttavia, quando hanno
compreso che la mia strada era diversa, mi hanno sempre sostenuta con fiducia e
rispetto. In particolare mia madre mi ha incoraggiata a coltivare la curiosità
e il desiderio di scoprire il mondo.
Con
quali valori sei cresciuta?
Con valori
solidi: rispetto, responsabilità, impegno e autonomia. L’idea che i risultati
siano una conseguenza della costanza e della capacità di assumersi la
responsabilità delle proprie scelte.
Prima
di diventare coach esperta di comunicazione hai fatto altri lavori?
Sì, ho
lavorato a lungo nel marketing e nelle pubbliche relazioni, occupandomi sia di
strategia sia di gestione delle persone. È stata un’esperienza fondamentale
che oggi rappresenta la base del mio lavoro come coach.
Qual è
il primo comandamento di un coach?
Ascoltare
senza giudicare. È una competenza meno scontata di quanto sembri e rappresenta
il punto di partenza per qualsiasi percorso di coaching efficace. E poi bisogna
sviluppare la propria capacità di porre domande, quelle che aprono alla
riflessione e invitano al racconto.
Qual è
il tuo punto di forza nel tuo modo di comunicare, qual è il tuo talento?
Direi la
capacità di rendere chiari anche i concetti più complessi, adattando il
linguaggio alle persone con cui mi relaziono. Ho una forte attenzione per le
parole e per il loro significato: cerco sempre di scegliere quelle più efficaci
e appropriate, per rendere i messaggi comprensibili e gli obiettivi più
definiti.

Il
coach può essere considerato una specie di psicologo?
Assolutamente
no. Il coach non interviene su aspetti clinici né lavora sul passato, ma
accompagna la persona nella definizione di obiettivi e nello sviluppo delle
proprie risorse, con uno sguardo orientato al presente e al futuro.
Allo stesso tempo, una buona conoscenza delle dinamiche psicologiche permette di
comprendere meglio le persone e facilitarne il processo di crescita.
L’insoddisfazione
cronica e la perdita di motivazione possono essere un campanello d’allarme per
cui uno dovrebbe rivolgersi ad un coach? (Quando bisogna rivolgersi ad un
percorso di coaching?)
È ancora
abbastanza diffusa l’idea che, a un certo punto, si “abbia bisogno” di un
coach. In realtà, il coaching non nasce da una necessità, ma da una scelta
libera e consapevole.È un percorso indicato quando si desidera fare chiarezza,
prendere decisioni più lucide o sviluppare il proprio potenziale, soprattutto
in ambito professionale.
Si
rivolgono a te più uomini, donne o aziende?
La presenza
è abbastanza equilibrata. Le donne sono spesso più orientate alla crescita
personale, mentre le aziende riconoscono sempre di più il valore del coaching
per lo sviluppo dei team e della leadership.
La tua
più grande soddisfazione professionale? E delusione?
La
soddisfazione maggiore è vedere le persone acquisire consapevolezza e
autonomia, arrivando a risultati che inizialmente non consideravano possibili.
Le delusioni, invece, sono legate a contesti in cui manca apertura al
cambiamento.
Quali
sono le tue ambizioni, le tue prossime sfide?
Continuare a
sviluppare progetti legati alla comunicazione consapevole e al personal branding,
ampliando l’impatto sia a livello individuale sia all’interno delle
organizzazioni.
Sei nata
in Alto Adige. Che ricordi hai della tua infanzia altoatesina?
In realtà ho
trascorso gran parte della mia infanzia a Verona, dove io e i miei fratelli
abbiamo dovuto adattarci fin da subito a un nuovo contesto, una nuova lingua e
nuove relazioni. Il ritorno in Alto Adige è avvenuto in una fase successiva,
quando ero già una giovane adulta, pronta ad affrontare il mondo dello studio e
del lavoro.
Dell’Alto Adige porto con me soprattutto l’idea di un ambiente ordinato, il
valore di una natura preziosa e una cultura improntata alla disciplina e al
senso pratico.
Ha
lavorato a New York e a Milano. Che ricordi hai di queste due città?
New York è
stata un’esperienza intensa, dinamica e fortemente internazionale, dove ho
mosso i primi passi nel mondo del marketing e della pubblicità.
Milano ha rappresentato invece un contesto professionale più strutturato, ma
altrettanto stimolante, in cui ho potuto consolidare e sviluppare ulteriormente
le mie competenze.

Oltre al
lavoro curi delle passioni, degli interessi nella vita?
Sì, dedico
tempo alla lettura, alla formazione continua e allo sport. Insomma a tutto ciò
che contribuisce al benessere e all’equilibrio personale.
Tre
aggettivi per definirti?
Determinata,
curiosa, pragmatica.
Il
futuro ti fa paura? Come lo affronti?
Più che
paura, il futuro richiede preparazione e capacità di adattamento. Lo affronto
con un approccio aperto, considerandolo uno spazio di possibilità.
A chi
vorresti dire grazie?
A tutte le
persone che hanno contribuito al mio percorso, sia con esempi positivi sia
attraverso sfide che si sono rivelate occasioni di crescita.