Piero Gros
(ex sciatore)
Sauze d'Oulx (Torino) 30.5.2026
Intervista di Gianfranco Gramola
“La valanga
azzurra più che un fenomeno è stata una realtà di un gruppo di amici che
facevano parte della nazionale e Gustav Thoeni è stato un po’ il nostro
capitano”
(Autopresentazione
di Piero Gros)
Mi
chiamo Piero Gros e sono nato a Jouvenceaux il 30
Ottobre 1954, e lo sci alpino è sempre stata la mia passione più
grande. Ricordo ancora quando Gesù Bambino mi ha regalato il mio primo
paio di sci, rossi fiammanti. Da quel momento, insieme a mio fratello e
agli altri amici del paese, passavo i pomeriggi ad andare su e giù per i prati
del paese. Ero sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Mi
ricordo anche che di notte mi svegliavo per andare a vedere se nevicava, e
quando succedeva per me era una gioia incalcolabile. Raggiunta l’età giusto
mi sono iscritto allo sci club e sono cominciate le prime gare e i primi piccoli
successi. All’età di sedici vinco i Campionati Italiani aspiranti
meritandomi la tanto attesa convocazione nella Squadra Nazionale Italiana di sci
di cui ho fatto parte dal 1970 al 1982. Da lì a breve la mia vita sarebbe
cambiata! Ho esordito in Coppa del Mondo nel 1972 vincendo le prime due gare
d’esordio e diventando il più giovane vincitore di una gara di Coppa del
Mondo di sci alpino maschile, a soli diciotto anni. Nel 1974 ho
vinto la Coppa del Mondo assoluta – uno dei tre italiani a
riuscire in questa impresa, insieme a Gustav Thöeni e successivamente Alberto
Tomba – e quella di slalom gigante. Nella stessa stagione, sempre in gigante,
sono salito sul podio vincendo la medaglia di bronzo ai Mondiali di St. Moritz.
Ai XII Giochi olimpici invernali di Innsbruck 1976 conquisto
la medaglia d’oro in slalom speciale e nel 1978, ai Mondiali di
Garmisch-Partenkirchen, la medaglia d’argento, sempre nello slalom speciale.
Nella mia carriera ho vinto anche 10 titoli di campione italiano nelle varie
discipline. Nel 1982, a soli 28 anni, decido di interrompere la mia carriera
agonistica. Dal 1985 al 1990 sono stato sindaco di Sauze d’Oulx,
mio paese natale. Successivamente ho iniziato a seguire lo sci in veste di
telecronista, prima per Tele Capodistria, poi dal 1990 al 1995 per la Rai, e dal
1996 a tutt’oggi per la Televisione della Svizzera italiana. Nel 1994 vengo
nominato vice commissario di Governo per l’organizzazione dei Campionati
del Mondo di Sci Alpino 1997 a Sestriere. Ho lavorato nel comitato
organizzatore dei XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 nel settore dei
Volontari e come vice sindaco del Villaggio Olimpico a Sestriere durante lo
svolgimento dei giochi. Il 10 febbraio 2006, nella cerimonia di apertura dei Giochi
Olimpici, ho avuto l’onore di essere tedoforo con Alberto Tomba,
Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta, Silvio Fauner e Debora
Compagnoni; insieme abbiamo consegnato la Torcia Olimpica a Stefania Belmondo
per l’accensione del Braciere Olimpico. Sono maestro di sci e giornalista
pubblicista. Attualmente, oltre al ruolo di telecronista sportivo per la RSI
Lugano, collaboro come testimonial con la ditta Italiana di
abbigliamento sportivo Colmar e con il gruppo Tecnica Blizzard.
Ha
detto:
- Io ero un
pirata perché andavo giù al massimo e il fatto di non portare berretti e avere
i capelli al vento hanno creato il personaggio Piero Gros.
- Ho sempre
detto che lo sport è dei giovani. Però ci vogliono anche esperienza e
meritocrazia.
- Gustav
Thoeni è un amico. Hanno provato a metterci contro, a farci litigare, ma non ci
sono mai riusciti.
- Mi allenavo
dietro casa risalendo la collina sci in spalla: duro ma fattibile. Non avevo
niente, i ragazzi oggi hanno tutto ma vanno salvati dalle troppe comodità,
dando loro una visione.
- Perché ho
mollato la politica? Perché un politico o scende a compromessi o lotta contro i
mulini al vento: entrambe le cose non mi vanno.
Intervista
Da
qualche mese sono terminate le olimpiadi Milano - Cortina. Come hai vissuto
questa manifestazione? Ti è piaciuta?
Mi sono
piaciute molto. Nella parte sportiva credo non avevamo dubbi che tutto avrebbe
funzionato, poi abbiamo vinto un sacco di medaglie sia olimpiche che
paraolimpiche, quindi direi che è andata molto bene.
Mi
racconti com’è nata la passione per gli sci? Avevi sportivi in famiglia?
In realtà
avevo zio Aldo che era maestro di sci a Sestriere poi è immigrato in Francia
nel ’60. Magari un po’ di passione e talento l’ho preso da lui che era il
fratello di mio papà.
Che
ricordi hai della tua infanzia?
Io ho avuto
un’infanzia bellissima, perché ho fatto il contadino fino a 13 anni e ho
vissuto in una fattoria, in mezzo ai cavalli, alle mucche e le pecore. Mio padre
era commerciante di legname e ho fatto una vita bella e sana, abitando in
montagna. In quei anni il turismo cominciava a partire e io ho messo gli sci ai
piedi e sono andato avanti.
I tuoi
genitori che futuro avevano in mente per te?
Io sono del
’54 e negli anni ’70 potevo diventare maestro di sci. Penso che i miei
genitori volessero questo per me, anche perché c’era tanto turismo e tanta
richiesta di imparare a sciare. Io ho smesso di studiare a 14 anni, poi ho
iniziato a lavorare in un’impresa edile di mio zio, ma mi piaceva lavorare il
legno, avevo un altro zio che era falegname quindi forse avrei fatto quel lavoro
lì nella vita.

Piero
Gros con l'amico Gustav Thoeni
Chi per
prima ha scoperto il tuo talento?
E’ venuto
fuori da solo, nel senso che ho cominciato a 5 anni con gli sci ai piedi e poi
mi sono iscritto allo sci club a 7 anni e ho fatto l’attività agonistica di
un bambino, a 14 anni sono entrato nel comitato piemontese e poi sono entrato in
nazionale nella squadra C, poi in quella B e infine in quella A, quindi ho fatto
una evoluzione molto veloce dal punto di vista sportivo. Si vede che avevo del
talento e con quello fai tanto.
Che
ricordi hai della tua prima vittoria?
Indelebile,
perché io sono l’unico atleta al mondo che ha vinto al debutto, cioè alla
prima gara che ho fatto. E’ stato un record ed è stato qualcosa di unico. Poi
ho vinto anche la seconda a Campiglio. Uno pensa che vincere la prima volta può
essere un caso, ma due è un qualcosa di più serio. E così è stato, poi la
mia longevità sportiva ad alto livello è durata fino a 22 anni e poi ho
continuato a stare lì, a metà del guado, senza più vincere, però tutto
sommato ho fatto una vita bella e ho sempre accettato le regole dello sport.
Oggi si vince, domani si perde.
L’avversario
che ti ha fatto soffrire di più?
Nessuno in
realtà. Però quando tu hai davanti a te un fuori classe come Ingemar Stenmark,
che ha vinto 86 gare, io ne ho vinte12, il divario era enorme. Però è anche
vero che quando hai un’atleta forte apprezzi anche le sue gesta, perché
pensi: “Io ho fatto una gara, questo mi ha dato due secondi” quindi tanto di
cappello, come si dice.
La
valanga azzurra è stato un fenomeno a cui hai fatto parte. Un ricordo di quel
periodo?
La valanga
azzurra più che un fenomeno è stata una realtà di un gruppo di amici che
facevano parte della nazionale. Gustav Thoeni è stato un po’ il nostro
capitano, chiamiamolo così, perché io quando sono arrivato Gustav aveva già
vinto la coppa del mondo e con gli altri ci siamo trascinati uno con l’altro e
abbiamo creato questo gruppo, soprattutto di amici oltre che poi di avversari in
gara, com’è giusto che sia.
Ora
abbiamo la valanga rosa con la Brignone e la Goggia.
Si, è vero.
Pensa che io e Gustav abbiamo smesso a 28 anni e queste hanno 36 anni e sono
ancora lì che gareggiano. Diciamo che i tempi dello sport sono molto cambiati,
i giovani fanno molta più fatica ad emergere perché ci sono tante componenti,
esperienza, fisico, talento e gli atleti maturano molto più tardi. Una volta lo
sport era più aerobico,più muscolare, ora a 18 anni non puoi avere la potenza
che avevamo noi a 18 anni.
Hai
smesso molto presto con lo sport. Come mai?
Ho smesso a
28 anni perché non avevo più stimoli per andare avanti, non c’era più
grande entusiasmo. Poi mi sono sposato, ho avuto un figlio e ho detto “Bon, il
mio percorso finisce qui, è stato bello e adesso faccio altro, com’è giusto
che sia”.
Credi
nell’aiuto psicologico agli atleti?
Credo che
l’aiuto psicologico lo trovi da solo se trovi le motivazioni, se capisci dove
vuoi arrivare e cosa vuoi fare. Non credo assolutamente che uno psicologo possa
aiutarti a vincere una gara, se non hai del talento e se non ti alleni. Sono
tutte cose giuste, per carità, ma ai nostri tempi era inutile. Noi eravamo gli
psicologi di noi stessi, eravamo rivali ma eravamo amici. Questo dovrebbe essere
e insegnare lo sport.
Come
sportivo seguivi una dieta particolare?
No,
assolutamente no. Quando lavori tutto il giorno si mangiava quello che passava
il convento e quindi ti adeguavi a quelle che erano le necessità per poter fare
allenamento.
Come
usi il tempo libero, hai degli hobby?
Io adesso
sono in pensione, il tempo libero è quello che è, ho una compagna che si
chiama Nadia, facciamo delle belle camminate, andiamo in giro e gioco con il mio
nipotino che si chiama Tomas. Lui ha cominciato a sciare e speriamo che magari
possa fare l’esperienza che ho fatto io.
Sei
stato sindaco del tuo paese. Cosa ti ha spinto ad assumere questo impegno?
Il paese è
piccolo e tutti mi dicevano: “Fai tu il sindaco dai, hai girato il mondo, hai
visto, hai fatto”. E’ un’esperienza che tutti i cittadini dovrebbero fare
perché criticare è facile, darsi da fare un po’ meno.
Ti
hanno mai proposto di partecipare a dei reality tipo L’isola dei famosi?
No, non
l’avrei mai accettato anche perché non mi interessano queste cose.
Come
affronti il futuro? Con serenità o preoccupazione?
Si, con
serenità, perché è giusto che sia così, con le difficoltà e le
problematiche che abbiamo tutti. Basta vedere le guerre e quello che succede nel
mondo e allora uno si preoccupa, però bisogna adeguarsi a quelle che sono le
problematiche e le esigenze.
A chi
vorresti dire grazie?
A tutti. Un
grazie a me stesso, alla mia famiglia che mi ha dato una mano, agli allenatori e
a tutte le persone e i fan che mi hanno sempre seguito e incoraggiato. E al
sistema neve che mi ha permesso di sviluppare questo mio talento e a darmi delle
belle soddisfazioni, oltre che a vivere una vita da atleta che tutti invidiano.