Tania Cagnotto (ex tuffatrice e dirigente sportiva)     Bolzano 24.6.2026

                            Intervista di Gianfranco Gramola

“Blocco mentale? Si, l’ho avuto. C’era un periodo che il tuffo, che è il mio cavallo di battaglia, non riuscivo più a farlo ed è capitato che in gara avessi delle difficoltà a partire. Una volta mi è capitato anche di cadere in acqua”

 

Tania Cagnotto è nata a Bolzano il 15 maggio del 1985. Figlia di Carmen Castainer (tuffatrice) e di Giorgio Cagnotto (10 medaglie tra olimpiadi, mondiali ed europei), Tania ha gareggiato in 5 olimpiadi: un argento e un bronzo 2016 dai 3 metri sincro ed individuali. E’ stata la prima iridata azzurra (nel 2015): 10 le medaglie ai mondiali. Agli europei 20 ori su 29 podi e 47 tricolori. Sposata con Stefano Parolin, ha due figlie Maya e Lisa. E’ vice presidente federale. 

Ha detto:-

- Quand'ero un’atleta professionista tutto ruotava intorno a me. C’era una vera e propria squadra che lavorava per il mio benessere: dall’allenatore al preparatore atletico, dal dietologo allo psicologo.

- Ho dato talmente tanto che una volta smesso è arrivata la pigrizia. 

- A otto anni, la prima gara. Il premio era un piccolo cagnolino blu di peluche. Per anni è stato il mio portafortuna dentro lo zaino.

- Il segreto per diventare nello sport? Amare quello che fai e avere dei sogni.

Curiosità

- Nel 2016 ha sposato all'Isola d'Elba lo skipper e commercialista Stefano Parolin. Hanno due bambine: Maya (nata nel 2018) e Lisa (nata nel 2021)

- Suo padre Giorgio Cagnotto e la madre Carmen Casteiner, sono stati entrambi campioni di tuffi nazionali e internazionali. 

- Ha un numero portafortuna … il 2! E sul polso ha tatuato un quadrifoglio.

- E' l'unica donna italiana ad aver vinto una medaglia d'oro mondiale individuale nei tuffi, oltre ad essere la tuffatrice europea con il maggior numero di podi in carriera.

Intervista

Sei figlia di due tuffatori quindi era normale che tu facessi quello sport o avevi altre ambizioni?

I miei genitori mi hanno fatto fare altri sport, come il tennis, il balletto, lo sci soltanto perché non volevano che io facessi tuffi, però seguendo il loro esempio ho iniziato un po’ per gioco, con il consenso di mia mamma e da lì mi sono divertita tanto e  allora ho continuato con il nuoto.

Come allenatore hai avuto per 20 anni tuo papà. Ti sei sentita privilegiata o tutt’altro?

A posteriori direi che è stato un privilegio essere allenata da mio papà, che è stato un grande campione, e l’ho vissuta bene, però non è sempre stato facile perché il rapporto padre-figlia in un contesto sportivo, dove il papà era l’allenatore non è stato tutto rose e fiori. Però abbiamo trovato il nostro equilibrio e poi ha funzionato per più di 20 anni e direi che le cose sono andate bene.

Con quali sportivi di riferimento sei cresciuta?

Sono cresciuta con più sportivi di riferimento. Ai miei tempi ho fatto qualche Olimpiade con la Vezzali, poi con Yuri Chechi con cui mi sento ancora, poi con Antonio Rossi. Ho conosciuto tanti sportivi che negli anni ho ammirato e stimato. 

Che ricordi hai del primo tuffo in pubblico?

Il primo tuffo è difficile ricordarmelo perché ero veramente piccola.

Hai mai avuto un blocco mentale sul trampolino?

Blocco mentale? Si, l’ho avuto. C’era un periodo che il tuffo, che è il mio cavallo di battaglia, non riuscivo più a farlo ed è capitato che in gara avessi delle difficoltà a partire e una volta mi è capitato anche di cadere in acqua. Nello sport cose così mentali possono succedere.

Come hai conosciuto Francesca Dallapè e di chi è stata l’idea di mettervi insieme per fare la sincro?

Ho conosciuto Francesca Dallapè quando eravamo entrambe piccole e l’idea di metterci insieme per la sincro è stata nostra, insieme agli allenatori. Eravamo vicine di casa e abbiamo deciso di vedere come andava, se funzionava ed è andata bene direi.

Ora che non gareggiate più com’è il vostro rapporto?

Il nostro rapporto continua, ovviamente adesso si parla molto dei nostri bambini, di famiglia e di vita normale. Ci vediamo molto meno, ma ci sentiamo spesso anche se il nostro rapporto è cambiato. Ma è sempre rimasta una bellissima amicizia.

Per molti sportivi tu sei un esempio nello sport. Ti sei mai sentita addosso questa responsabilità?

Sicuramente un po’ di responsabilità, essendo un esempio c’è stata, però è una cosa che fa piacere. È il rovescio della medaglia e me la tengo volentieri.

Qual è stato il segreto del tuo successo?

Il segreto del mio successo è semplicemente la tanta voglia di arrivare, di fare cose sempre con il sorriso sulle labbra, di aver avuto dietro una famiglia stabile che mi ha sempre seguita, accompagnata in tutto e per tutto, che mi ha sostenuta e poi la mia caparbietà sicuramente e l’impegno che ci ho messo, perché non sono mai stata una che si è tirata indietro.

Nella tua carriera quanto ha contato l’autostima?

L’autostima serve, ci si lavora anche. Ho lavorato anch’io tanti anni con una psicologa per aumentare l’autostima, che aiuta molto, specialmente quando le cose non vanno tanto bene.

Le doti che deve avere uno sportivo?

Le doti di un buon atleta? Mettere al primo posto la passione, perché senza passione è veramente difficile passare ore ad allenarsi sui piccolissimi dettagli, una cosa quasi maniacale. Se non c’è passione è difficile che uno arrivi in alto. Deve avere anche pazienza, perché i risultati non arrivano subito. Poi ci vuole la lealtà nello sport e saper anche perdere, accettare la sconfitta, ma l’importante è saper rialzarsi dopo la sconfitta.

Le avversarie che ti hanno fatto più soffrire?

Forse la parola giusta non è soffrire, perché è sempre stata una competitività molto sana. Con le avversarie eravamo anche amiche. Mi ricordo la canadese e all’inizio c’era anche la russa Nadezda Bazina, dove poi io sono andata a Houston per allenarmi insieme a lei. Abbiamo avuto sempre un rapporto bellissimo e ci sentiamo tuttora. Anche con le cinesi c’era un bel rapporto, anche se non parlavano tanto l’inglese, ma c’era sempre molto rispetto. Quindi direi che di avversarie che mi hanno fatto soffrire non ce ne sono state. Ovviamente se penso alla messicana che è arrivata terza a Londra e io per 20 centesimi sono arrivata quarta mi ha fatto un po’ soffrire. E’ stata più brava di me e basta.

Tania Cagnotto con il papà Giorgio.

Sei favorevole o contraria all’aiuto psicologico per un’atleta?

Sono assolutamente a favore dell’aiuto psicologico per un atleta.

Hai alle spalle una carriera ricca di successi internazionali. L’esperienza sportiva che ti è rimasta nel cuore?

Le esperienze che mi sono rimaste nel cuore sono due, quella dell’olimpiade di Rio, ma anche l’esperienza dell’oro dei mondiali e il fatto di essere riuscita a battere una cinese, che nel mio sport è una grandissima soddisfazione.

Hai mai dedicato una vittoria, una medaglia a qualcuno?

Ho dedicato delle vittorie a mio padre e a mia madre e una volta ad una mia amica perché ero a Londra per una gara e questa amica l’ha voluta vedere in TV. Grazie alla mia gara quel giorno non è andata in discoteca a Sharm el Sheikh, dove poi è scoppiata una bomba. Grazie alla mia gara, si è salvata la vita e sono stata molto contenta per lei.

Quando volevi un parere o un giudizio sportivo a chi ti rivolgevi?

Se volevo un parere sportivo mi rivolgevo sempre a mio papà, che è un ex tuffatore.

Come vivi la popolarità?

La popolarità l’ho sempre vissuta bene e fa sempre piacere essere riconosciuta come adesso. E’ stato un momento anche quello che ho dovuto imparare a gestirlo da giovane, anche se ci sono stati dei momenti in cui non avrei voluto essere riconosciuta.

Hai posato per Playboy. L’hai fatto per denaro, per visibilità o per vanità?

La storia di Playboy è stata molto particolare. Avevo appena cambiato agenzia di management, era dopo Londra, quindi ero un po’ delusa. Questa nuova agenzia mi aveva proposto di posare per Playboy. Era la prima copertina che usciva e volevano cambiare un po’ il target emi avevano promesso che non sarebbero state foto volgari.  Così è stato e alla fine ho fatto delle foto molto belle e mi sono divertita molto. C’ho riso su e penso che a 27 anni una può anche farlo.  

Ora di cosa ti occupi?

Adesso sono mamma di due bambine, faccio parte del Coni come vicepresidente della Fin e continuo a partecipare a degli eventi sportivi in giro. Sono anche impegnata in prima persona a diffondere la cultura sportiva e i valori olimpici. Poi mi piacerebbe tornare a bordo vasca da allenatore.  

Vivi a Bolzano con il marito e le vostre due figlie. I posti del cuore della tua città?

Vivo a Bolzano da sempre, ho vissuto in giro quando mi allenavo e adesso mi godo casa e la mia città. Sono molto legata ai laghi e alle montagne, a Nova Ponente, dove sono cresciuta e dove ho costruito casa. Mi piacciono molto il lago di Caldaro e quello di Monticolo.

Come te la cavi in cucina?

Cucina? No, non sono molto brava o meglio, direi che me la cavo abbastanza. Cucino cose semplici, però mi piace assaggiare cose nuove.

Se ti chiamassero in un reality ci andresti? O un Ballando con le stelle?

Reality ne ho fatti in passato. Ne rifarei se sono reality carini. Ballando con le stelle lo farei molto volentieri, me l’avevano proposto in passato ma stavo facendo gare e ho rifiutato.

Hai dei complessi?

Sinceramente no, non credo di averne.

Tre aggettivi per definirti?

Mi definirei sincera, indecisa e solare.

Il tuo rapporto con la Fede?

Sono credente, però poco praticante.

Ora che non gareggi più, come vorresti essere ricordata?

Vorrei essere ricordata come un’atleta leale e caparbia, che dopo la sconfitta ai Giochi di Londra 2012 si è rialzata.